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Coesistenza difficile nell’oceano

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Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori israeliani ha permesso di identificare i meccanismi genomici che regolano i rapporti tra cyanobatteri fotosintetici del genere Prochlorococcus e i virus che li infettano permettendo la loro lunga coesistenza negli oceani.
Sarit Avrani e collaboratori hanno selezionato 77 ceppi batterici resistenti a 10 virus e hanno analizzato il loro genoma attraverso sequenziamento completo del DNA (27 ceppi) o mediante analisi PCR. Le mutazioni, associate alla resistenza, sono state localizzate nelle regioni ipervariabili del genoma (91%) chiamate isole genomiche (porzioni di DNA maggiori di 8 Kb), e interessano geni non conservati, acquisiti probabilmente dai batteri mediante trasferimento orizzontale da altri microrganismi (batteri o virus). Sono geni che codificano per recettori virali o altre proteine coinvolte nell'interazione batterio-virus a livello della superficie cellulare.
L'infezione virale causa la morte delle cellule suscettibili e seleziona le popolazioni resistenti all'infezione, ma in una lunga coesistenze tra popolazione ospite e virus e' necessaria la presenza di una popolazione di cellule suscettibili per supportare la produzione virale. Nel caso studiato i ricercatori  osservano infatti che i ceppi resistenti mostrano in determinati ambienti crescita rallentata e maggiore suscettibilità ad altri virus rispetto le popolazioni suscettibili che si espandono, contribuendo così alla lunga coesistenza tra cyanobatteri e virus.

Avrani S, Wurtzel O, Sharon I, et al. Genomic island variability facilitates Prochlorococcus-virus coexistence. Nature 2011;474:604-8

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Batteri

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.