fbpx miRNA contro il diabete | Scienza in rete

miRNA contro il diabete

Read time: 2 mins

Per la prima volta viene dimostrato in vivo il coinvolgimento dei micro RNA nella regolazione della sensibilita' all'insulina.
I micro RNA (miR-) sono delle piccole molecole di RNA in grado di regolare numerose funzioni biologiche, tra cui il metabolismo. I microRNA riconoscono sequenze nucleotidiche specifiche nei trascritti bersaglio di cui determinano la degradazione o ne limitano la traduzione.
I ricercatori coinvolti, guidati da Markus Stoffel, hanno iniziato il loro studio osservando che in topi obesi si ha una maggiore espressione di miR -103/107. Successivamente hanno condotto una serie di esperimenti per cercare di comprendere in modo piu' approfondito il ruolo svolto dai due micro RNA nella percezione dell'insulina.
Rendendo silenti entrambi i miR nei topi obesi, l'omeostasi del glucosio e la sensibilita' all'insulina migliorano. In contrasto, disattivando i due miR nel fegato e nel tessuto adiposo si osserva un'alterata omeostasi del glucosio.
Uno dei bersagli dei miR è la caveolina-1, molecola coinvolta nella trasduzione del segnale per l'insulina. Il gene per la caveolina infatti è maggiormente espresso negli adipociti in cui sono inattivati miR 103/107, con conseguente stabilizzazione del recettore per l'insulina e incremento della trasduzione del segnale per l'ormone. Ciò determina una riduzione nella dimensione degli adipociti e un aumento dell'ingresso di glucosio nella cellula stimolato dall'insulina.
Questi risultati, pubblicati su Nature, dimostrano che i miR-103/107 sono regolatori negativi della trasduzione del segnale per l'insulina ed individuano in questi due miR nuovi bersagli per le terapie al diabete e all'obesità.

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.