fbpx Chemio in trappola nel coagulo | Page 14 | Scienza in rete

Chemio in trappola nel coagulo

Read time: 2 mins

Sfruttare un sistema di reclutamento imponente come quello della coagulazione del sangue per far arrivare più farmaco al tumore. Partendo da questa idea, i bioingegneri della Massachussetts Institute of Technology in Cambridge sono riusciti a concentrare nella massa neoplastica una maggior dose di farmaci antitumorali, aumentandone così l’efficacia e riducendone gli effetti collaterali sui tessuti sani. Il metodo è in due fasi. Nella prima, già sperimentata in altri studi, si utilizza la capacità dei nanobastoncelli d’oro di infilarsi nei pori dei vasi sanguigni tumorali, molto più larghi di quelli dei tessuti sani. Irradiando poi la zona con infrarossi, le particelle si riscaldano e danneggiano il tessuto. I ricercatori coordinati dal bioingegnere Sangeeta Bhatia non si sono però fermati a questo punto, ma hanno potenziato l’effetto della cura cavalcando la reazione innescata dalla lesione, la cascata della coagulazione che richiama sul luogo colpito i precursori dei fattori della coagulazione stessa. E’ bastato quindi inserire uno di questi sulla membrana di una seconda categoria di nano particelle, questa volta liposomi carichi di farmaco antitumorale, per portarli elettivamente sul tumore. Sulle topoline con tumore alla mammella sottoposte all’esperimento, gli studiosi sono riusciti a concentrare nella sede del tumore una quantità di doxorubicina 40 volte superiore rispetto ai controlli, bloccando la crescita della massa. Lo studio è stato pubblicato su Nature Materials.

Nature, pubblicato online il 19 giugno 2011 doi:10.1038/news.2011.374

Autori: 
Sezioni: 
Tumori

prossimo articolo

I social network sul banco degli imputati

Ragazza che guarda uno smartphone

I social network possono essere paragonati alle sigarette per la loro capacità di indurre sofferenze e dipendenza in chi, soprattutto tra le persone più giovani ne fa un uso incontrollato? Su queste basi ha preso il via il primo di una serie di processi intentati alle grandi aziende tecnologiche. Sul modello di quelli che misero sotto accusa le aziende del tabacco.

Crediti immagine: Robin Worrall/Unsplash

Il 28 gennaio scorso ha preso il via il primo di una serie di processi contro i colossi dei social network, accusati di aver progettato piattaforme finalizzate a creare dipendenza, specie nei più giovani. L’impostazione del processo richiama quello contro le industrie del tabacco, avvenuto negli anni 90, sia nelle strategie dell’accusa che nell’oggetto imputato: i social sono come le sigarette? Le aziende sapevano dei danni delle loro piattaforme sulla salute mentale?