fbpx La Tavola periodica cresce ancora | Page 7 | Scienza in rete

La Tavola periodica cresce ancora

Read time: 1 min

Nei giorni scorsi una commissione internazionale ha ufficialmente stabilito di aggiungere alla Tavola periodica gli elementi numero 114 e 116.

Per il momento non hanno ancora ricevuto un nome e dunque verranno chiamati ununquadium e ununhexium, termini derivati direttamente dal loro numero atomico, ma ben presto anche a questa mancanza verrà posto rimedio.
Entrambi i nuovi elementi hanno vita estremamente breve: il 114, infatti, rimane in vita solamente per circa un secondo, mentre il 116 decade ancora più rapidamente e la sua esistenza dura pochi millisecondi soltanto. La loro scoperta è frutto della collaborazione tra un laboratorio russo (Institute for Nuclear Research di Dubna) e uno statunitense (Lawrence Livermore in California) i cui ricercatori, in delicati esperimenti condotti tra il 2004 e il 2006, hanno bombardato con ioni di calcio atomi di plutonio e curio.

L'ultimo elemento ad essere aggiunto alla Tavola periodica è stato, due anni fa, il numero 112, al quale venne poi assegnato il nome di Copernicium in onore dell'astronomo Nicolaus Copernicus. In attesa di ulteriori conferme sperimentali indispensabili per la loro definitiva catalogazione vi sono ancora gli elementi 113, 115 e 118.

New Scientist - Pure and Applied Chemistry

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Chimica

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.