fbpx Escherichia coli: la cura ci sarebbe | Scienza in rete

Escherichia coli: la cura ci sarebbe

Read time: 1 min

C’è un antidoto alla tossina prodotta dall’Escherichia coli che nel nord Europa ha già colpito quasi 2750 persone uccidendone 25 morti. O meglio c’era, ma nessuno l’ha voluto. I ricercatori dell’Università di Adelaide, negli Stati Uniti, hanno infatti ricordato che nel 2000 avevano pubblicato su Nature medicine un promettente studio che illustrava le proprietà di un probiotico capace di legare e neutralizzare la tossina di Escherichia coli. «Avevamo prodotto un batterio ricombinante che esprimeva in superficie un recettore per la tossina Shiga, quella responsabile dei maggiori danni all’organismo» spiega Renato Morona, che fa parte del team. «Nei topi la somministrazione orale del probiotico era bastata a neutralizzare completamente la tossina, che in sua assenza era letale al 100%».

Episodi meno estesi e gravi in termini di vite umane di quello che ha avuto origine ad Amburgo, il più letale riportato in età moderna, sono abbastanza comuni e portano con sé un notevole carico, se non di vittime, di danni cronici, soprattutto ai reni. Nel registro dell’Istituto superiore di sanità sulle sindromi uremico emolitiche si contano ogni anno una cinquantina di casi, per lo più bambini. Ma il rimedio messo a punto ad Adelaide non  trovò interesse da parte dell’industria farmaceutica, per cui non venne mai sviluppato e prodotto.  

Nature medicine 2000; 6: 265-270

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Tossinfezioni

prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.