Anticorpi prodotti con l’ingegneria genetica riescono a superare la barriera ematoencefalica e a inibire in maniera massiccia la produzione di beta amiloide nel cervello, ponendo così le basi per lo sviluppo di nuove terapie contro l’Alzheimer. Sono stati i ricercatori della Genentech, società sita a San Francisco, in California a dare la notizia, riportata in questi giorni su Nature online e pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine. L’anticorpo è stato costruito in modo da legarsi a due bersagli molecolari diversi. Il primo è la beta secretasi-1, una molecola utilizzata come bersaglio da numerosi farmaci per la cura dell’Alzheimer perché ha un ruolo importante nella sintesi dell’amiloide. Il secondo è il recettore della transferrina, che attiva un canale molecolare responsabile dell’ingresso del ferro nel sistema nervoso centrale. Legandosi a questo recettore, l’anticorpo riesce a superare la barriera ematoencefalica, un ostacolo per tutte le terapie mirate al sistema nervoso centrale, e riesce a colpire la beta secretasi 1, inibendo la produzione di amiloide. A un giorno dall’iniezione di una singola dose di anticorpo, le concentrazioni cerebrali di beta amiloide in topi affetti da Alzheimer sono diminuite del 47 per cento rispetto ai valori iniziali.
Anticorpi attraverso la barriera
Autori:
Sezioni:
Neuroscienze
prossimo articolo
La medicina afflitta da rigidità cognitiva
Nei giorni 15 e 16 maggio di cinquant’anni fa, a Bologna, si tenne il primo congresso nazionale di “Medicina democratica”, atto fondativo del movimento creato da Giulio Alfredo Maccacaro. Al centro dell’azione culturale e politica c’era il tema dei rapporti tra medicina e potere, oggetto di discussione nel mondo politico e tra gli intellettuali della sinistra occidentale da oltre un decennio.
