fbpx Spirit, il giorno dell'addio | Page 19 | Scienza in rete

Spirit, il giorno dell'addio

Read time: 2 mins

Nei giorni scorsi, visto il fallimento di ogni tentativo di comunicazione, la NASA ha annunciato che considera definitivamente conclusa la missione del rover marziano Spirit.

L'ultimo messaggio della sonda risaliva al 22 marzo 2010 e la situazione del rover era critica. Insabbiato senza scampo e con due ruote fuori uso, Spirit si stava accingendo ad affrontare il duro inverno marziano con la prospettiva di non riuscire a ricaricare le sue batterie per il pessimo orientamento delle celle solari. Passato l'inverno i tecnici del JPL hanno ripetutamente provato a contattare Spirit, ma senza alcuna risposta. Inevitabile, dunque, la decisione dell'ente spaziale americano di concentrare tutte le risorse sull'altro rover, Opportunity, anch'esso un po' acciaccato ma comunque ancora in grado di proseguire la sua missione.

Progettato per resistere tre mesi, Spirit ha lavorato per oltre sei anni percorrendo quasi otto chilometri sulla superficie di Marte, superando dislivelli anche piuttosto impegnativi e inviando a terra 124 mila immagini della superficie del Pianeta rosso. Non si è fermato neppure quando, nel 2006, gli si è bloccata una ruota anteriore e quando, l'anno successivo, anche la seconda ha dato forfait ha proseguito il cammino procedendo all'indietro e lasciando due profondi solchi sulla superficie marziana. La sorte ha voluto che proprio in quei solchi Spirit facesse una delle scoperte più importanti, individuando depositi di silicati che testimoniavano l'umido passato di quell'arido pianeta.

Molto difficile fare una classifica delle missioni spaziali, ma se un giorno qualcuno provasse a stilarla, il faticoso arrancare di Spirit (e Opportunity) sulle lande desolate di Marte meriterebbe indubbiamente uno dei primi posti. Gran bel lavoro, Spirit!

NASA-JPL

Autori: 
Marte

prossimo articolo

Vogliamo dare un'attenuante neuroscientifica all'ipocrisia?

figura laterale con smiley a coprire il volto

Predichiamo l’onestà, ma cediamo al vantaggio personale: è solo ipocrisia o c’è di più? Un recente studio di neuroscienze indaga i meccanismi cerebrali che regolano il conflitto tra interesse e morale, mostrando come giudichiamo severamente gli altri mentre assolviamo noi stessi. Ne emerge un interrogativo scomodo: siamo davvero responsabili delle nostre incoerenze o vi siamo, almeno in parte, biologicamente predisposti?

Predicare bene e razzolare male è il detto che sintetizza l'incoerenza tra i principi morali sbandierati e l'effettivo comportamento di molti individui in diversi contesti, da quelli interpersonali agli affari di interesse nazionale.

La moralità è il frutto della negoziazione tra guadagno e costo (tra onestà e interesse personale) e obbliga a prendere decisioni da una prospettiva di prima persona, ma gli individui giudicano l'onestà o l'imbroglio come morali o immorali anche da una prospettiva di terza persona, quando valutano il comportamento altrui.