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Spirit, il giorno dell'addio

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Nei giorni scorsi, visto il fallimento di ogni tentativo di comunicazione, la NASA ha annunciato che considera definitivamente conclusa la missione del rover marziano Spirit.

L'ultimo messaggio della sonda risaliva al 22 marzo 2010 e la situazione del rover era critica. Insabbiato senza scampo e con due ruote fuori uso, Spirit si stava accingendo ad affrontare il duro inverno marziano con la prospettiva di non riuscire a ricaricare le sue batterie per il pessimo orientamento delle celle solari. Passato l'inverno i tecnici del JPL hanno ripetutamente provato a contattare Spirit, ma senza alcuna risposta. Inevitabile, dunque, la decisione dell'ente spaziale americano di concentrare tutte le risorse sull'altro rover, Opportunity, anch'esso un po' acciaccato ma comunque ancora in grado di proseguire la sua missione.

Progettato per resistere tre mesi, Spirit ha lavorato per oltre sei anni percorrendo quasi otto chilometri sulla superficie di Marte, superando dislivelli anche piuttosto impegnativi e inviando a terra 124 mila immagini della superficie del Pianeta rosso. Non si è fermato neppure quando, nel 2006, gli si è bloccata una ruota anteriore e quando, l'anno successivo, anche la seconda ha dato forfait ha proseguito il cammino procedendo all'indietro e lasciando due profondi solchi sulla superficie marziana. La sorte ha voluto che proprio in quei solchi Spirit facesse una delle scoperte più importanti, individuando depositi di silicati che testimoniavano l'umido passato di quell'arido pianeta.

Molto difficile fare una classifica delle missioni spaziali, ma se un giorno qualcuno provasse a stilarla, il faticoso arrancare di Spirit (e Opportunity) sulle lande desolate di Marte meriterebbe indubbiamente uno dei primi posti. Gran bel lavoro, Spirit!

NASA-JPL

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Marte

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Tipping points e cambiamento climatico: non tutti sono negativi

piedi con due frecce in direzioni opposte

Ci sono momenti in cui un’invenzione, un’idea o un cambiamento apparentemente circoscritto modificano in profondità il nostro modo di vedere il mondo. È accaduto con il telescopio di Galileo e, secoli dopo, con "Primavera silenziosa" di Rachel Carson. Sono tipping points, punti di svolta capaci di produrre conseguenze enormi e inattese. Oggi il termine evoca soprattutto le soglie critiche del cambiamento climatico. Ma esistono anche tipping points positivi: innovazioni tecnologiche, economiche e sociali che possono accelerare la transizione e contribuire a contrastare la crisi climatica.

Nel 1608 un fabbricante di occhiali, l'olandese Hans Lippershey, sovrappone due lenti e realizza il primo approssimativo modello di telescopio: lo strumento si diffonde in pochi mesi in tutta Europa. L’anno seguente Galileo ne comprende l’importanza, lo perfeziona e lo rende idoneo per esplorare il cielo (la vicenda è narrata da Massimo Bucciantini, Il telescopio di Galileo. Una storia europea, pubblicato da Einaudi nel 2012). L’invenzione dissolve in breve tempo un modo di vedere e concepire l’universo durato per migliaia di anni.