fbpx Fukushima, due mesi e mezzo dopo | Page 25 | Scienza in rete

Fukushima, due mesi e mezzo dopo

Read time: 2 mins

A 75 giorni di distanza dai tragici eventi che hanno devastato l'impianto nucleare, a Fukushima la situazione è ancora molto lontana dalla normalità.

Nelle ultime note diffuse da TEPCO, l'operatore della centrale, si ammette che il processo di fusione del nocciolo – situazione già assodata per il reattore 1 – potrebbe essersi verificato anche nei reattori 2 e 3. La società giapponese, comunque, continua a ribadire che l'origine dei problemi non vada ricercata tanto nel terremoto quanto nello tsunami che, con il black-out dell'impianto, ha di fatto interrotto il regolare raffreddamento.

Estremamente difficile l'intervento degli addetti allo smantellamento dei reattori. Le condizioni in cui gli operai devono muoversi sono a dir poco proibitive: l'elevata quantità di radiazioni che ancora vengono emesse, il caldo intenso e un tasso di umidità elevatissimo consentono turni di soltanto un quarto d'ora. A questo proposito il ministero della sanità giapponese ha istituito un ufficio specifico per tenere sotto controllo la salute dei lavoratori impegnati a Fukushima Daiichi.

Una delle preoccupazioni maggiori è quella di evitare altre possibili esplosioni di idrogeno e per questo – decisione criticata da alcuni esperti – si sta iniettando azoto nel reattore 1. L'intenzione è quella di estendere l'intervento anche ai reattori 2 e 3, ma per il momento persistono grosse difficoltà. Nelle vicinanze del tubo in cui dovrebbe essere iniettato l'azoto, infatti, si sono registrati livelli di 170 millisievert/ora.

Ancora stato di allarme massimo per la popolazione: a Fukushima City oltre il 90% delle scuole elementari e medie impediscono o limitano le attività all'aperto degli studenti. Per questa estate, inoltre, a 72 istituti scolastici è stata vietata l'apertura delle piscine all'aperto.

greenreport.it - Kyodo news

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Nucleare

prossimo articolo

Padri assenti per legge: cosa perdiamo senza congedi più lunghi

mano paterna e piede di neonato

Congedi sbilanciati tra madri e padri producono effetti che vanno oltre il singolo individuo: incidono sullo sviluppo di bambini e bambine, sull’occupazione femminile e sulla natalità. Il coinvolgimento dei padri, ancora tenuti in disparte, in Italia, dalla cura quotidiana dei figli, genera benefici a cascata che non possiamo continuare a ignorare.

«Miglior sviluppo cognitivo, ma soprattutto socio-relazionale: aumentano le competenze sociali, la capacità di stare con gli altri, di interagire, di costruire relazioni». Ecco quali sono i vantaggi per bambini e bambine che, fin dalla nascita, hanno la possibilità di costruire una solida relazione anche con il loro papà, racconta Alessandro Volta, pediatra neonatologo e membro dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP).