A 75 giorni di distanza dai tragici eventi che hanno devastato l'impianto nucleare, a Fukushima la situazione è ancora molto lontana dalla normalità.
Nelle ultime note diffuse da TEPCO, l'operatore della centrale, si ammette che il processo di fusione del nocciolo – situazione già assodata per il reattore 1 – potrebbe essersi verificato anche nei reattori 2 e 3. La società giapponese, comunque, continua a ribadire che l'origine dei problemi non vada ricercata tanto nel terremoto quanto nello tsunami che, con il black-out dell'impianto, ha di fatto interrotto il regolare raffreddamento.
Estremamente difficile l'intervento degli addetti allo smantellamento dei reattori. Le condizioni in cui gli operai devono muoversi sono a dir poco proibitive: l'elevata quantità di radiazioni che ancora vengono emesse, il caldo intenso e un tasso di umidità elevatissimo consentono turni di soltanto un quarto d'ora. A questo proposito il ministero della sanità giapponese ha istituito un ufficio specifico per tenere sotto controllo la salute dei lavoratori impegnati a Fukushima Daiichi.
Una delle preoccupazioni maggiori è quella di evitare altre possibili esplosioni di idrogeno e per questo – decisione criticata da alcuni esperti – si sta iniettando azoto nel reattore 1. L'intenzione è quella di estendere l'intervento anche ai reattori 2 e 3, ma per il momento persistono grosse difficoltà. Nelle vicinanze del tubo in cui dovrebbe essere iniettato l'azoto, infatti, si sono registrati livelli di 170 millisievert/ora.
Ancora stato di allarme massimo per la popolazione: a Fukushima City oltre il 90% delle scuole elementari e medie impediscono o limitano le attività all'aperto degli studenti. Per questa estate, inoltre, a 72 istituti scolastici è stata vietata l'apertura delle piscine all'aperto.
