fbpx Fukushima, due mesi dopo | Scienza in rete

Fukushima, due mesi dopo

Primary tabs

Read time: 2 mins

A 75 giorni di distanza dai tragici eventi che hanno devastato l'impianto nucleare, a Fukushima la situazione è ancora molto lontana dalla normalità.

Nelle ultime note diffuse da TEPCO, l'operatore della centrale, si ammette che il processo di fusione del nocciolo – situazione già assodata per il reattore 1 – potrebbe essersi verificato anche nei reattori 2 e 3. La società giapponese, comunque, continua a ribadire che l'origine dei problemi non vada ricercata tanto nel terremoto quanto nello tsunami che, con il black-out dell'impianto, ha di fatto interrotto il regolare raffreddamento.

Estremamente difficile l'intervento degli addetti allo smantellamento dei reattori. Le condizioni in cui gli operai devono muoversi sono a dir poco proibitive: l'elevata quantità di radiazioni che ancora vengono emesse, il caldo intenso e un tasso di umidità elevatissimo consentono turni di soltanto un quarto d'ora. A questo proposito il ministero della sanità giapponese ha istituito un ufficio specifico per tenere sotto controllo la salute dei lavoratori impegnati a Fukushima Daiichi.

Una delle preoccupazioni maggiori è quella di evitare altre possibili esplosioni di idrogeno e per questo – decisione criticata da alcuni esperti – si sta iniettando azoto nel reattore 1. L'intenzione è quella di estendere l'intervento anche ai reattori 2 e 3, ma per il momento persistono grosse difficoltà. Nelle vicinanze del tubo in cui dovrebbe essere iniettato l'azoto, infatti, si sono registrati livelli di 170 millisievert/ora.

Ancora stato di allarme massimo per la popolazione: a Fukushima City oltre il 90% delle scuole elementari e medie impediscono o limitano le attività all'aperto degli studenti. Per questa estate, inoltre, a 72 istituti scolastici è stata vietata l'apertura delle piscine all'aperto.

greenreport.it - Kyodo news

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Luoghi: 
Indice: 
Nucleare

prossimo articolo

Clima, ambiente e conflitti: implicazioni etiche per la medicina e la garanzia della cura

Disegno ad acquarello del mondo con accanto uno stetoscopio

Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura.

Immagine di copertina generata con ChatGPT
 

Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie.