fbpx Le perdute spine del pene | Page 2 | Scienza in rete

Le perdute spine del pene

Read time: 1 min

Dall'analisi del genoma umano emergerebbero centinaia di cancellature genetiche che avrebbero segnato il percorso della nostra evoluzione, dotandoci tra l'altro di un cervello più grande e decretando la scomparsa delle spine del pene.

Nello studio, pubblicato su Nature, Cory McLean (Stanford University) e collaboratori hanno messo a confronto il genoma umano con quello degli scimpanzé e di altre specie esaminando le differenze. Sono emerse almeno 510 situazioni in cui la trascrizione del DNA nell'uomo ha subito cancellature, mentre nelle altre specie è stata estremamente accurata, conservando dunque caratteristiche delle quali nell'essere umano non v'è più traccia.

Queste cattive trascrizioni non avrebbero compromesso la funzione complessiva del gene, ma avrebbero comunque introdotto mutamenti significativi. Uno di questi, per esempio, avrebbe permesso al tessuto cerebrale di espandersi, aprendo la strada alla possibilità per il cervello umano di incrementare le proprie dimensioni. Un'altra mutazione avrebbe fatto sparire le vibrisse dal volto dei nostri lontani antenati e ci avrebbe anche lasciato in eredità un pene senza spine, privo cioè di quelle piccole formazioni di cheratina che caratterizzano l'organo in molte specie.
Il team sta ora provando a ricreare queste cancellature nei topi per vedere se quelle rimozioni danno effettivamente luogo agli effetti loro attribuiti.

The Scientist

Autori: 
Sezioni: 
Evoluzione

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.