fbpx Vivere dentro un buco nero | Page 31 | Scienza in rete

Vivere dentro un buco nero

Read time: 2 mins

In uno studio si suggerisce che la struttura interna di alcuni tipi di buco nero possa essere particolarmente complessa permettendo persino a pianeti di orbitare intorno alla singolarità centrale.

Altro che un vorace pozzo senza fondo che cancella ogni cosa. Secondo Vyacheslav Ivanovich Dokuchaev (cosmologo della Russian Academy of Sciences di Mosca) un buco nero in rotazione potrebbe riservare molte inaspettate sorprese. I suoi calcoli, presentati nello studio teorico preparato per il Journal of cosmology and astroparticle physics, lo hanno portato a concludere che all'interno dell'orizzonte degli eventi (il confine invalicabile che isola un buco nero dal resto dell'universo) potrebbero esistere orbite estremamente stabili sulle quali fotoni e altre particelle potrebbero circolare senza il rischio di essere annientati dalla singolarità centrale.

Dokuchaev mostra che, a differenza delle orbite alle quali siamo abituati, quelle sarebbero più tormentate e spiraleggianti, ma talmente stabili che su di esse potrebbero risiedere persino strutture decisamente complesse quali oggetti planetari. Simili pianeti potrebbero non solo ricevere luce dai fotoni intrappolati nella stessa orbita, ma essere persino in grado di permettere l'evoluzione della vita e il fiorire di civiltà evolute.

Prima ancora di dare il la a interessanti dispute filosofiche, l'idea di Dokuchaev solleva interrogativi ben più concreti sulla terribile situazione degli ipotetici abitanti di questi pianeti, sottoposti a incredibili effetti di marea e in balia di uno spaziotempo per il quale la legge di causa-effetto si applica solo quando gli pare.

abc.net - research paper

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Astrofisica

prossimo articolo

Un cuore bruciato: la sanità è un sistema complesso

ospedale

Si fa quasi fatica a parlarne ancora, perché troppo è stato il clamore mediatico, a tratti scomposto. Così non si è ottenuta la sola cosa davvero importante: individuare quello che non ha funzionato e correggerlo. Si è rotto, invece, il rapporto di fiducia tra i sanitari e le persone, mettendo in crisi una struttura di riferimento per la Campania. Non è così che si rende giustizia a Domenico.

La morte di un paziente è sempre una sconfitta. Quando avviene per un errore, segna profondamente la coscienza del medico, dell’équipe e dell’intero sistema sanitario. Quando il paziente è un bambino, la sconfitta diventa ancora più dolorosa.

La medicina ha il dovere di analizzare ciò che accade, riconoscere eventuali errori e fare in modo che non si ripetano, e lo fa ogni volta che si verifica un qualsiasi evento avverso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, individuare le responsabilità e punire se necessario.