L’iniezione di un gene capace di far produrre endorfine è uno degli approcci più innovativi alla terapia del dolore. E in uno studio sponsorizzato dall’azienda svedese di biotecnologie che detiene il brevetto avrebbe anche dimostrato di essere sicuro e ben tollerato. Un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha infatti iniettato in dieci volontari tormentati da un dolore neoplastico intrattabile diverse dosi di un vettore genico contenente le sequenze codificanti per l’encefalina, un oppioide prodotto naturalmente dall’organismo. David Fink, che ha coordinato lo studio, lavora da vent’anni al progetto di sviluppare cure per le malattie nervose partendo da herpes virus modificati, da caricare con diversi tipi di geni potenzialmente utili all’organismo. Nel caso della ricerca appena pubblicata sugli Annals of Neurology NP2, così si chiama il prodotto, veniva iniettato nella cute della zona più dolente e da lì captato dalle terminazioni nervose locali. Nelle quattro settimane successive al trattamento, nei pazienti che avevano ricevuto la dose più alta, il dolore si è ridotto dell’80 per cento.
Oppioidi fai da te
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Eutanasia: rispettare le volontà, anche quando è difficile riconoscerle

Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive
Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.