fbpx La stella più fredda | Scienza in rete

La stella più fredda

Read time: 2 mins

Nel giro di pochi giorni ben due nane brune hanno avanzato la loro candidatura alla carica di stella più fredda. D'accordo, le nane brune non sono sono proprio stelle a tutti gli effetti, ma temperature inferiori ai 100 gradi fanno comunque scalpore.

La prima candidata è CFBDSIR 1458+10B, è legata gravitazionalmente a un'altra nana bruna ed è stata individuata e studiata dal team guidato da Michael Liu (University of Hawaii) grazie all'apporto di tre diversi telescopi: il Keck II, il CFH (Canada-France-Hawaii) Telescope e il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO. La coppia di nane brune dista 75 anni luce dalla Terra e la più debole delle due ha una temperatura intorno ai 100 gradi (giusto per fare un paragone, ricordiamo che il nostro Sole ha una temperatura superficiale di circa 5500 gradi centigradi).

La seconda candidata è stata individuata da Kevin Luhman (Penn State University) e collaboratori grazie al telescopio spaziale Spitzer. Anche in questo caso abbiamo un sistema binario, ma questa volta è più assortito del precedente: la più luminosa delle due, infatti, è una nana bianca. WD 0806-661B, questo il nome della nana bruna, dista 63 anni luce dalla Terra e la sua temperatura è di soli 27 gradi centigradi, meno di una giornata estiva dalle nostre parti. La sua massa pari a 7 volte quella di Giove, però, rende lecito il dubbio se possiamo considerarla una stella o piuttosto un pianeta gigante (ufficialmente la linea di confine è intorno alle 13 masse gioviane).

Dubbio che lasciamo siano gli astronomi a chiarire.

ESO - Keck Observatory

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Thomas Morgan, quando il gene diventa misurabile

elaborazione grafica con foto di Thomas Morgan e Drosophila

Con le ricerche di Thomas Morgan, all’inizio del Novecento, il gene cessa di essere un’entità teorica e diventa una realtà sperimentale: localizzato sui cromosomi, ordinabile in mappe, soggetto a ricombinazione e mutazione. La pubblicazione del suo "The Theory of the Gene" (1926) ha sancito la nascita della genetica causale e quantitativa, che collega ereditarietà, evoluzione e citologia e apre la strada alla genomica e alla medicina genetica.

La genetica causale nasceva cent'anni fa, quando Thomas Hunt Morgan (1866-1945) tirava le somme di oltre venti anni di studi sperimentali su Drosophila melanogaster. Pubblicato a febbraio, The Theory of the Gene (Yale University Press, New Haven, 1926) fu uno spartiacque nella storia della biologia. “Teoria”, non il concetto del gene, che c’era già almeno come unità di trasmissione, né “che cosa è un gene?”, che non si sa nemmeno oggi.