Probabilmente risolta la
diatriba su come il Tyrannosaurus rex si procacciasse il cibo:
uno studio dimostra che il suo ruolo doveva essere necessariamente
quello del cacciatore.
Il problema era stato in
precedenza affrontato basandosi unicamente sulle caratteristiche
morfologiche del gigantesco dinosauro, ma secondo Chris Carbone
(Zoological Society of London) e i suoi collaboratori non era la
modalità corretta. Aquile e avvoltoi, per esempio, hanno morfologia
molto simile, ma mentre le prime sono abili cacciatrici, i secondi
sono sostanzialmente animali spazzini.
Per analizzare il
problema, i ricercatori hanno utilizzato un modello ecologico basato
sulle relazioni che governano i comportamenti dei predatori nella
riserva del Serengeti. L'intento era quello di verificare se la
strategia di animale spazzino potesse essere efficace per il T-Rex.
Dallo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences,
è emerso che, ricorrendo solo alle carcasse, il famelico dinosauro
non avrebbe avuto di che sostenersi, di gran lunga surclassato in una
simile ricerca dai dinosauri più piccoli.
Secondo Carbone, insomma,
se T-Rex voleva pranzare doveva per forza fare il cacciatore, proprio
come i grandi mammiferi carnivori dei moderni ecosistemi.
T-Rex cacciatore, non spazzino
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Alimentazione sostenibile: imparare dalla preistoria

Il progetto Onfoods in prehistory ha voluto comprendere e ricostruire l’eredità di una agricoltura sostenibile nata nella preistoria, migliaia di anni, fa e in grado oggi di rappresentare un modello di riferimento. E lo ha fatto con particolare attenzione alla condivisione di questi valori con un pubblico più ampio possibile, sottolineando quanto si può imparare dalla ricerca archeologica e dalle comunità dell’età del Bronzo in termini di alimentazione sostenibile. Ce ne parla il gruppo di ricerca che ha portato avanti il progetto.
Nell'immagine: attività di archeologia sperimentale dimostrativa con cottura di una zuppa di lenticchie e una di roveja, con ceramiche riprodotte sperimentalmente sulla base dei reperti ceramici del villaggio dell’età del Bronzo di Via Ordiere a Solarolo (RA).
Pluridecennali ricerche sul campo, condotte da Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria dell’Università di Bologna, e dal suo team, hanno permesso di riconoscere nell’Età del Bronzo il momento in cui si è definito un profondo legame tra la conoscenza del territorio e la sostenibilità della gestione delle sue risorse. Questa caratteristica ha infatti consentito alle comunità dell’epoca di prosperare, dando vita a villaggi sempre più stabili e duraturi nel corso del tempo.