Probabilmente risolta la
diatriba su come il Tyrannosaurus rex si procacciasse il cibo:
uno studio dimostra che il suo ruolo doveva essere necessariamente
quello del cacciatore.
Il problema era stato in
precedenza affrontato basandosi unicamente sulle caratteristiche
morfologiche del gigantesco dinosauro, ma secondo Chris Carbone
(Zoological Society of London) e i suoi collaboratori non era la
modalità corretta. Aquile e avvoltoi, per esempio, hanno morfologia
molto simile, ma mentre le prime sono abili cacciatrici, i secondi
sono sostanzialmente animali spazzini.
Per analizzare il
problema, i ricercatori hanno utilizzato un modello ecologico basato
sulle relazioni che governano i comportamenti dei predatori nella
riserva del Serengeti. L'intento era quello di verificare se la
strategia di animale spazzino potesse essere efficace per il T-Rex.
Dallo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences,
è emerso che, ricorrendo solo alle carcasse, il famelico dinosauro
non avrebbe avuto di che sostenersi, di gran lunga surclassato in una
simile ricerca dai dinosauri più piccoli.
Secondo Carbone, insomma,
se T-Rex voleva pranzare doveva per forza fare il cacciatore, proprio
come i grandi mammiferi carnivori dei moderni ecosistemi.
T-Rex cacciatore, non spazzino
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Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.
Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili.
In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.