Probabilmente risolta la
diatriba su come il Tyrannosaurus rex si procacciasse il cibo:
uno studio dimostra che il suo ruolo doveva essere necessariamente
quello del cacciatore.
Il problema era stato in
precedenza affrontato basandosi unicamente sulle caratteristiche
morfologiche del gigantesco dinosauro, ma secondo Chris Carbone
(Zoological Society of London) e i suoi collaboratori non era la
modalità corretta. Aquile e avvoltoi, per esempio, hanno morfologia
molto simile, ma mentre le prime sono abili cacciatrici, i secondi
sono sostanzialmente animali spazzini.
Per analizzare il
problema, i ricercatori hanno utilizzato un modello ecologico basato
sulle relazioni che governano i comportamenti dei predatori nella
riserva del Serengeti. L'intento era quello di verificare se la
strategia di animale spazzino potesse essere efficace per il T-Rex.
Dallo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences,
è emerso che, ricorrendo solo alle carcasse, il famelico dinosauro
non avrebbe avuto di che sostenersi, di gran lunga surclassato in una
simile ricerca dai dinosauri più piccoli.
Secondo Carbone, insomma,
se T-Rex voleva pranzare doveva per forza fare il cacciatore, proprio
come i grandi mammiferi carnivori dei moderni ecosistemi.
T-Rex cacciatore, non spazzino
prossimo articolo
Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.
I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.