fbpx T-Rex cacciatore, non spazzino | Scienza in rete

T-Rex cacciatore, non spazzino

Read time: 1 min

Probabilmente risolta la diatriba su come il Tyrannosaurus rex si procacciasse il cibo: uno studio dimostra che il suo ruolo doveva essere necessariamente quello del cacciatore.
Il problema era stato in precedenza affrontato basandosi unicamente sulle caratteristiche morfologiche del gigantesco dinosauro, ma secondo Chris Carbone (Zoological Society of London) e i suoi collaboratori non era la modalità corretta. Aquile e avvoltoi, per esempio, hanno morfologia molto simile, ma mentre le prime sono abili cacciatrici, i secondi sono sostanzialmente animali spazzini.
Per analizzare il problema, i ricercatori hanno utilizzato un modello ecologico basato sulle relazioni che governano i comportamenti dei predatori nella riserva del Serengeti. L'intento era quello di verificare se la strategia di animale spazzino potesse essere efficace per il T-Rex. Dallo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, è emerso che, ricorrendo solo alle carcasse, il famelico dinosauro non avrebbe avuto di che sostenersi, di gran lunga surclassato in una simile ricerca dai dinosauri più piccoli.
Secondo Carbone, insomma, se T-Rex voleva pranzare doveva per forza fare il cacciatore, proprio come i grandi mammiferi carnivori dei moderni ecosistemi.

Zoological Society of London

Autori: 
Sezioni: 
Dinosauri

prossimo articolo

Gloriosa in battaglia: vivere nello spettro della divergenza

screenshot dal film The wodereres

Una giovane con una grave disabilità, una famiglia che le gravita attorno, imparando momento dopo momento come orientarsi e modificare lo sguardo sul mondo per accoglierla. "The wonderers", il film di Joséphine Japy presentato a Cannes lo scorso anno, ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile al Milano film festival. 

In copertina: screenshot dal film “The wodereres" (2025)

Mettere in scena senza catarsi, lezioni morali o rivendicazioni per diritti negati; raccontare la consistenza della vita com’è con e per un figlio o una figlia, un fratello o una sorella neurodivergente non è impresa semplice. Il docufilm forse favorisce registi e attori, ma cimentarsi in un lungometraggio implica maestria, sensibilità e un vissuto sinora visti raramente sullo schermo. Vivere nello spettro della divergenza è un modo diverso di percepire il mondo.