Nuovo capitolo nella caccia all'oggetto
cosmico più lontano: nelle riprese infrarosse del telescopio Hubble
spunta una galassia la cui luce ha impiegato 13,2 miliardi di anni
per giungere fino a noi.
La scoperta, pubblicata sull'ultimo
numero di Nature, è opera di un team internazionale che per
un anno ha passato al setaccio il famoso Hubble Ultra Deep Field –
Infrared (HUDF-IR), un'immagine nel vicino infrarosso raccolta dal
telescopio spaziale tra il 2009 e il 2010. Tra gli evanescenti
batuffoli di luce che a malapena si scorgono in quell'immagine,
Rychard Bouwens (Leiden University) e i suoi collaboratori hanno
individuato un oggetto – chiamato UDFj-39546284 – che ha tutte le
carte in regola per essere una galassia compatta composta da stelle
blu molto calde.
L'analisi del suo spettro ha indicato
che questa galassia era già formata quando l'universo aveva
solamente 480 milioni di anni. Saremmo dunque in presenza
dell'oggetto astronomico più distante mai osservato finora. Il nuovo
detentore toglierebbe il primato alla galassia individuata lo scorso
anno dal VLT (Very Large Telescope) e risalente all'epoca in cui
l'Universo aveva 600 milioni di anni.
Il confronto con galassie osservate in
epoche appena successive ha permesso agli astronomi di scoprire che
il ritmo di produzione di stelle aumenta in modo frenetico,
diventando oltre dieci volte più intenso nel volgere di soli 170
milioni di anni.
Nuovo record di distanza cosmica
prossimo articolo
Di che cosa parliamo quando parliamo di TEA

Negli ultimi anni, le tecniche di ingegneria genetica e la cosiddetta “evoluzione assistita” (TEA) hanno riacceso il dibattito, in campo non solo scientifico, ma anche economico e culturale. La questione centrale può essere riassunta in una domanda: è davvero possibile, con le tecnologie attuali, intervenire sul DNA di una pianta coltivata per renderla più resistente senza dover fare i conti con implicazioni più ampie, di tipo biologico, evolutivo, agroecologico e persino filosofico? Crediti immagine: Yosi Azwan su Unsplash
L’annuncio del prossimo arrivo di nuove varietà di piante coltivate definite TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita, interpretazione italiana di New Genetic Techniques) riaccende il dibattito su quanto la genetica possa realisticamente ottenere in termini di aumento delle produzioni alimentari e su come, modificando uno o pochi geni del corredo genetico, si possano aumentare stabilmente le resistenze a stress e parassiti, migliorare la sicurezza alimentare nei suoi diversi risvolti di sostenibilità, di equità e di etica.