fbpx Nuovo record di distanza cosmica | Page 26 | Scienza in rete

Nuovo record di distanza cosmica

Read time: 1 min

Nuovo capitolo nella caccia all'oggetto cosmico più lontano: nelle riprese infrarosse del telescopio Hubble spunta una galassia la cui luce ha impiegato 13,2 miliardi di anni per giungere fino a noi.
La scoperta, pubblicata sull'ultimo numero di Nature, è opera di un team internazionale che per un anno ha passato al setaccio il famoso Hubble Ultra Deep Field – Infrared (HUDF-IR), un'immagine nel vicino infrarosso raccolta dal telescopio spaziale tra il 2009 e il 2010. Tra gli evanescenti batuffoli di luce che a malapena si scorgono in quell'immagine, Rychard Bouwens (Leiden University) e i suoi collaboratori hanno individuato un oggetto – chiamato UDFj-39546284 – che ha tutte le carte in regola per essere una galassia compatta composta da stelle blu molto calde.
L'analisi del suo spettro ha indicato che questa galassia era già formata quando l'universo aveva solamente 480 milioni di anni. Saremmo dunque in presenza dell'oggetto astronomico più distante mai osservato finora. Il nuovo detentore toglierebbe il primato alla galassia individuata lo scorso anno dal VLT (Very Large Telescope) e risalente all'epoca in cui l'Universo aveva 600 milioni di anni.
Il confronto con galassie osservate in epoche appena successive ha permesso agli astronomi di scoprire che il ritmo di produzione di stelle aumenta in modo frenetico, diventando oltre dieci volte più intenso nel volgere di soli 170 milioni di anni.

Hubble - Nature paper

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Di che cosa parliamo quando parliamo di TEA

Campo coltivato di cereali al tramonto

Negli ultimi anni, le tecniche di ingegneria genetica e la cosiddetta “evoluzione assistita” (TEA) hanno riacceso il dibattito, in campo non solo scientifico, ma anche economico e culturale. La questione centrale può essere riassunta in una domanda: è davvero possibile, con le tecnologie attuali, intervenire sul DNA di una pianta coltivata per renderla più resistente senza dover fare i conti con implicazioni più ampie, di tipo biologico, evolutivo, agroecologico e persino filosofico? Crediti immagine: Yosi Azwan su Unsplash

L’annuncio del prossimo arrivo di nuove varietà di piante coltivate definite TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita, interpretazione italiana di New Genetic Techniques) riaccende il dibattito su quanto la genetica possa realisticamente ottenere in termini di aumento delle produzioni alimentari e su come, modificando uno o pochi geni del corredo genetico, si possano aumentare stabilmente le resistenze a stress e parassiti, migliorare la sicurezza alimentare nei suoi diversi risvolti di sostenibilità, di equità e di etica.