Nuovo capitolo nella caccia all'oggetto
cosmico più lontano: nelle riprese infrarosse del telescopio Hubble
spunta una galassia la cui luce ha impiegato 13,2 miliardi di anni
per giungere fino a noi.
La scoperta, pubblicata sull'ultimo
numero di Nature, è opera di un team internazionale che per
un anno ha passato al setaccio il famoso Hubble Ultra Deep Field –
Infrared (HUDF-IR), un'immagine nel vicino infrarosso raccolta dal
telescopio spaziale tra il 2009 e il 2010. Tra gli evanescenti
batuffoli di luce che a malapena si scorgono in quell'immagine,
Rychard Bouwens (Leiden University) e i suoi collaboratori hanno
individuato un oggetto – chiamato UDFj-39546284 – che ha tutte le
carte in regola per essere una galassia compatta composta da stelle
blu molto calde.
L'analisi del suo spettro ha indicato
che questa galassia era già formata quando l'universo aveva
solamente 480 milioni di anni. Saremmo dunque in presenza
dell'oggetto astronomico più distante mai osservato finora. Il nuovo
detentore toglierebbe il primato alla galassia individuata lo scorso
anno dal VLT (Very Large Telescope) e risalente all'epoca in cui
l'Universo aveva 600 milioni di anni.
Il confronto con galassie osservate in
epoche appena successive ha permesso agli astronomi di scoprire che
il ritmo di produzione di stelle aumenta in modo frenetico,
diventando oltre dieci volte più intenso nel volgere di soli 170
milioni di anni.
Nuovo record di distanza cosmica
prossimo articolo
Fotoni come neuroni, una ricerca italiana a cavallo di due Nobel

Una ricerca italiana pubblicata su Physical Review Letters dimostra che circuiti fotonici quantistici si comportano spontaneamente come reti neurali. E apre un varco tra due delle scoperte premiate con il Nobel per la Fisica in anni recenti — proprio mentre Giorgio Parisi, nell'ultimo suo libro, ci invita a cercare le simmetrie che la natura nasconde sotto la superficie apparente delle cose.
Immagine: Sistema fotonico per simulare reti neurali, CNR.
Da tempo la fisica teorica trova interessanti punti di contatto fra sistemi fisici complessi come i magneti disordinati, i vetri di spin, i fluidi turbolenti e ciò che fa il cervello quando recupera un ricordo. Un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters il 18 febbraio 2026 conferma questo suggestivo parallelismo studiando la luce — quella quantistica, fatta di fotoni identici che interferiscono tra loro.