Una ricerca condotta presso
l'Università del Minnesota dimostra che gli effetti devastanti del
fumo sono pronti a scatenarsi già mezz'ora dopo che si è buttato il
mozzicone.
Si sa, fumare fa male – nel mondo
ogni giorno 3000 persone muoiono per cancro ai polmoni e nel 90% dei
casi alla sua origine vi è il fumo delle sigarette – ma che il
danno potesse essere così rapido non se lo aspettavano neppure i
ricercatori. Stephen Hecht (Masonic Cancer Center and Department of
Pharmacology - University of Minnesota) e collaboratori hanno seguito
in 12 fumatori volontari la produzione di un particolare idrocarburo
polinucleare aromatico (il fenantrene) associato al fumo della
sigaretta. La scelta di sorvegliare questo agente chimico è legata
al fatto che, una volta immesso nel sangue, produce una sostanza
tossica che induce le mutazioni genetiche all'origine del tumore.
Nello studio, pubblicato su Chemical
Research in Toxicology, si evidenzia come la produzione della
tossina raggiunga i valori massimi già 15-30 minuti dopo che i
volontari hanno terminato la loro sigaretta. Gli effetti sono così
devastanti e immediati, sottolineano i ricercatori, che è come
se la tossina venisse direttamente iniettata nel sangue.
Sigaretta, danno immediato
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Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.
Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0
Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.