L'osservatorio spaziale Fermi ha
raccolto un segnale gamma di origine terrestre collegato dai
ricercatori a particelle di antimateria generate all'interno dei
fenomeni temporaleschi.
Non si tratta della prima volta che
Fermi, l'osservatorio orbitante della NASA per la radiazione gamma,
individua i cosiddetti TGF (terrestrial gamma-ray flash): dal
suo lancio, avvenuto nel 2008, il team di Fermi ne ha infatti contati
ben 130 e in quasi tutte le occasioni il satellite transitava proprio
al di sopra di banchi nuvolosi temporaleschi. Tanto che da qualche
tempo vi era il forte sospetto che quei lampi gamma traessero la loro
origine proprio dai violenti fenomeni elettrici che accompagnano i
temporali. Sotto le giuste condizioni, l'intenso campo elettrico
sarebbe in grado di generare una coppia formata da un elettrone e
dalla sua controparte di antimateria, il positrone. Proprio
l'interazione dei positroni con gli elettroni dell'osservatorio
orbitante e la loro annichilazione sarebbe all'origine della
rilevazione gamma.
La conferma di questo scenario è
venuta dall'analisi dell'ultimo TGF rilevato da Fermi lo scorso 14
dicembre. Curiosamente, in tale occasione l'osservatorio orbitante si
trovava sopra l'Egitto mentre la cella temporalesca era sullo Zambia,
circa 4500 chilometri più a sud. Il temporale era dunque al di sotto
dell'orizzonte di Fermi, cioè fuori dalla sua vista diretta, ma ci
ha pensato il campo magnetico terrestre a incanalare gli elettroni e
i positroni fino a farli incontrare con l'osservatorio attivandone i
rilevatori gamma.
Temporali e antimateria
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Anche i terremoti piccoli sono importanti

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.
Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.
I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.