Uno studio sostiene che la nascita delle stelle più massicce possa avvenire anche in ambienti poco affollati, dunque al di fuori di quei grandi ammassi stellari che per altri astronomi sarebbero i vivai più gettonati.
C'è un grande dibattito intorno all'origine delle stelle supermassicce, le stelle cioè che hanno una massa compresa tra le 20 e le 150 volte quella del Sole. Alcuni astronomi ritengono che la loro formazione sia possibile solo all'interno di ammassi stellari molto grandi, per altri la nascita di questi mostri è possibile praticamente in ogni angolo dell'universo, anche all'interno di ammassi stellari insignificanti e persino in completa solitudine.
A questo secondo gruppo appartengono Joel Lamb e altri tre ricercatori del Dipartimento di Astronomia dell'Università del Michigan che, per verificare la loro idea, hanno impiegato la vista acuta del telescopio spaziale Hubble osservando i dintorni di otto stelle supermassicce nella Piccola Nubedi Magellano, una galassia nana satellite della Via Lattea.
Le osservazioni hanno permesso di concludere – lo studio è stato pubblicato su Astrophysical Journal – che, entro i limiti strumentali di Hubble, cinque di quelle stelle vivono in completa solitudine mentre le altre tre sembrano appartenere a un piccolo ammasso stellare di una decina di stelle o anche meno.
La solitudine delle stelle giganti
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Thomas Morgan, quando il gene diventa misurabile

Con le ricerche di Thomas Morgan, all’inizio del Novecento, il gene cessa di essere un’entità teorica e diventa una realtà sperimentale: localizzato sui cromosomi, ordinabile in mappe, soggetto a ricombinazione e mutazione. La pubblicazione del suo "The Theory of the Gene" (1926) ha sancito la nascita della genetica causale e quantitativa, che collega ereditarietà, evoluzione e citologia e apre la strada alla genomica e alla medicina genetica.
La genetica causale nasceva cent'anni fa, quando Thomas Hunt Morgan (1866-1945) tirava le somme di oltre venti anni di studi sperimentali su Drosophila melanogaster. Pubblicato a febbraio, The Theory of the Gene (Yale University Press, New Haven, 1926) fu uno spartiacque nella storia della biologia. “Teoria”, non il concetto del gene, che c’era già almeno come unità di trasmissione, né “che cosa è un gene?”, che non si sa nemmeno oggi.