Collocata nei giorni scorsi nelle
profondità dei ghiacci del Polo Sud l'ultima serie di sensori
dell'IceCube Neutrino Observatory, il più grande rilevatore di
neutrini mai realizzato.
Davvero uno strano telescopio,
l'IceCube. Immerso nelle profondità del ghiaccio antartico, fa
proprio di quel ghiaccio incontaminato il suo punto di forza. I suoi
5160 sensori, collocati quali perle preziose in 86 distinte collane
sprofondate anche fino a 2 chilometri e mezzo nella crosta ghiacciata
del Polo Sud, hanno il compito di rilevare la debole luce azzurrina
chiamata radiazione Cherenkov. Questa radiazione è la diretta
conseguenza dell'urto di un neutrino con un atomo di ossigeno:
nell'impatto viene prodotto un muone che si trova a muoversi nel
ghiaccio più velocemente di quanto non lo possa fare la luce ed è
proprio questa sua caratteristica all'origine della radiazione
catturata da IceCube.
I tecnici hanno iniziato a collocare le
file di rilevatori nel 2004 e qualche giorno fa sono finalmente
giunti alla conclusione della loro fatica. Impresa davvero titanica:
non è infatti un'inezia perforare il ghiaccio e tenere aperto quel
pertugio in modo che la fila di 60 rilevatori, ciascuno dei quali è
grande come un pallone da basket, possa essere collocata in modo
corretto.
Tutto è pronto, dunque. Finalmente
potremo cominciare a rilevare e studiare le caratteristiche degli
imprendibili neutrini sparati verso la Terra dai più energetici ed
esotici fenomeni dell'universo.
IceCube completato
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La strada giusta da prendere per l’energia

Al bivio evocato da Robert Frost, l’Italia che non sceglie fa già una scelta: il 2025 segna una frenata nella transizione energetica, mentre crescono emissioni e dipendenza dall’estero. Tra crisi climatica e tensioni geopolitiche, continuare così significa aumentare costi e rischi. L’alternativa esiste: richiede però decisioni rapide e strutturali, prima che la strada “non presa” diventi impraticabile.
Improvvisamente la strada che stiamo percorrendo si biforca. Dobbiamo scegliere tra due strade: The road not taken, la strada non presa, la celebre poesia di Robert Frost, pone di fronte all’importanza e all’irreversibilità delle scelte compiute. È una metafora della vita di ciascuno di noi. Quante volte ci siamo detti «chissà se in quel momento avessi deciso diversamente». Ma oggi è la metafora di una scelta importante e non rinviabile che deve compiere il nostro Paese.