Collocata nei giorni scorsi nelle
profondità dei ghiacci del Polo Sud l'ultima serie di sensori
dell'IceCube Neutrino Observatory, il più grande rilevatore di
neutrini mai realizzato.
Davvero uno strano telescopio,
l'IceCube. Immerso nelle profondità del ghiaccio antartico, fa
proprio di quel ghiaccio incontaminato il suo punto di forza. I suoi
5160 sensori, collocati quali perle preziose in 86 distinte collane
sprofondate anche fino a 2 chilometri e mezzo nella crosta ghiacciata
del Polo Sud, hanno il compito di rilevare la debole luce azzurrina
chiamata radiazione Cherenkov. Questa radiazione è la diretta
conseguenza dell'urto di un neutrino con un atomo di ossigeno:
nell'impatto viene prodotto un muone che si trova a muoversi nel
ghiaccio più velocemente di quanto non lo possa fare la luce ed è
proprio questa sua caratteristica all'origine della radiazione
catturata da IceCube.
I tecnici hanno iniziato a collocare le
file di rilevatori nel 2004 e qualche giorno fa sono finalmente
giunti alla conclusione della loro fatica. Impresa davvero titanica:
non è infatti un'inezia perforare il ghiaccio e tenere aperto quel
pertugio in modo che la fila di 60 rilevatori, ciascuno dei quali è
grande come un pallone da basket, possa essere collocata in modo
corretto.
Tutto è pronto, dunque. Finalmente
potremo cominciare a rilevare e studiare le caratteristiche degli
imprendibili neutrini sparati verso la Terra dai più energetici ed
esotici fenomeni dell'universo.
IceCube completato
Primary tabs
prossimo articolo
Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.
I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.