fbpx Il magnete al centro del mondo | Page 13 | Scienza in rete

Il magnete al centro del mondo

Read time: 1 min

Accurate misurazioni del moto di precessione del nostro pianeta hanno permesso a un geofisico dell'Università di Berkeley di misurare per la prima volta l'intensità del campo magnetico del nucleo terrestre.
L'importante risultato, pubblicato qualche giorno fa su Nature, è stato ottenuto da Bruce A. Buffett, che ha accuratamente misurato le piccole variazioni del moto di precessione del nostro pianeta rispetto a quello previsto. Da questi scostamenti, infatti, è possibile risalire all'azione che il campo magnetico del nucleo terrestre più interno esercita sul guscio fluido che lo circonda e dunque all'intensità di tale campo. Per determinare queste minime variazioni nel moto di rotazione della Terra intorno al suo asse, il geofisico ha utilizzato come riferimento le emissioni radio di alcuni quasar, radiogalassie attive molto distanti.
Il valore ottenuto è di 25 Gauss, circa 50 volte più intenso del campo magnetico che si rileva sulla superficie terrestre e che permette alle nostre bussole di funzionare indicandoci il nord. Questo valore, che si colloca più o meno a metà del range finora ipotizzato dai geofisici, permetterà ai ricercatori una attendibile valutazione delle possibili fonti termiche che mantengono fluido il nucleo esterno della Terra. Un valore elevato, infatti, richiederebbe un pesante apporto termico da decadimento radioattivo, mentre per giustificare un debole campo magnetico basterebbe un apporto davvero minimo.

Berkeley University

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Geofisica

prossimo articolo

L’impatto di una colata detritica, istante per istante

colata detritica a san vito di cadore

Durante l’impatto di una colata detritica su un ostacolo la forza cambia nel tempo, riflettendo la coesistenza e l’evoluzione di una fase solida e di una fase fluida nelle diverse porzioni del flusso. Un nuovo modello computazionale sviluppato al Politecnico di Milano riesce a tenere conto di entrambe le fasi in modo agile, aprendo la strada a strumenti più efficaci per la gestione del rischio associato a questi fenomeni.Nell’immagine: la colata detritica che ha invaso la strada statale Alemagna nei pressi di San Vito di Cadore (Belluno) tra giungo e luglio 2025.

Un gruppo di ingegneri del Politecnico di Milano ha messo a punto un modello computazionale più maneggevole di quelli disponibili finora capace di descrivere il comportamento delle colate detritiche, quelle frane in cui i comportamenti tipici di un solido coesistono con quelli tipici di un fluido. Il modello potrebbe essere usato per valutare l'impatto delle colate detritiche su strutture e infrastrutture esistenti e per progettare in modo più appropriato barriere per ridurre i loro effetti.