Ben tre team di ricerca provano subito a smontare l'ipotesi che alcune particolari caratteristiche individuate nella radiazione cosmica di fondo possano essere la traccia lasciata dalle collisioni tra buchi neri in un universo precedente.
L'idea della ciclicità dell'universo non è affatto una novità, ma questa volta si parla di prove concrete. Nel loro recente studio, infatti, Vahe Gurzadyan (Yerevan Physics Institute) e Roger Penrose (University of Oxford) hanno analizzato i dati della radiazione di fondo raccolti dal satellite WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe) e hanno individuato la presenza di un certo numero di strutture ad anello caratterizzate da una variazione di temperatura inferiore a quella che caratterizza il cielo circostante. Secondo i due ricercatori tali caratteristiche sarebbero dovute alla propagazione in gusci sferici delle onde gravitazionali innescate dalla collisione di buchi neri supermassicci nell'universo che precedette quello attuale, generatosi a partire dal Big Bang.
La risposta a questo riaffacciarsi dell'idea di ciclicità, però, non si fa attendere e viene quasi contemporaneamente da tre studi indipendenti proposti da ricercatori dell’Università di Oslo, dell’Università della British Columbia e dell’Istituto di astrofisica teorica di Toronto. In questi studi si sottolinea come le variazioni evidenziate da Gurzadyan e Penrose siano davvero presenti nella radiazione di fondo, ma non sia necessario invocare universi ciclici e scontri di buchi neri. Le anomalie, infatti, sarebbero statisticamente compatibili con la teoria cosmologica standard dell’inflazione, secondo la quale un universo così uniforme si può spiegare ricorrendo a una espansione incredibilmente accelerata avvenuta nei primissimi istanti dopo il Big Bang.
Prima del Big Bang
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Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.
In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0
Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.