Ben tre team di ricerca provano subito a smontare l'ipotesi che alcune particolari caratteristiche individuate nella radiazione cosmica di fondo possano essere la traccia lasciata dalle collisioni tra buchi neri in un universo precedente.
L'idea della ciclicità dell'universo non è affatto una novità, ma questa volta si parla di prove concrete. Nel loro recente studio, infatti, Vahe Gurzadyan (Yerevan Physics Institute) e Roger Penrose (University of Oxford) hanno analizzato i dati della radiazione di fondo raccolti dal satellite WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe) e hanno individuato la presenza di un certo numero di strutture ad anello caratterizzate da una variazione di temperatura inferiore a quella che caratterizza il cielo circostante. Secondo i due ricercatori tali caratteristiche sarebbero dovute alla propagazione in gusci sferici delle onde gravitazionali innescate dalla collisione di buchi neri supermassicci nell'universo che precedette quello attuale, generatosi a partire dal Big Bang.
La risposta a questo riaffacciarsi dell'idea di ciclicità, però, non si fa attendere e viene quasi contemporaneamente da tre studi indipendenti proposti da ricercatori dell’Università di Oslo, dell’Università della British Columbia e dell’Istituto di astrofisica teorica di Toronto. In questi studi si sottolinea come le variazioni evidenziate da Gurzadyan e Penrose siano davvero presenti nella radiazione di fondo, ma non sia necessario invocare universi ciclici e scontri di buchi neri. Le anomalie, infatti, sarebbero statisticamente compatibili con la teoria cosmologica standard dell’inflazione, secondo la quale un universo così uniforme si può spiegare ricorrendo a una espansione incredibilmente accelerata avvenuta nei primissimi istanti dopo il Big Bang.
Prima del Big Bang
Autori:
Sezioni:
Cosmologia
prossimo articolo
I gatti della signora Augusta: storie di cura e Slow Medicine

In un contesto sanitario segnato da eccessi diagnostici, conflitti d’interesse e perdita di senso della relazione di cura, "I gatti della signora Augusta" offre una lettura critica e insieme concreta della Slow Medicine. E mostra come sobrietà, rispetto e tempo possano tornare a essere strumenti essenziali della pratica medica.
Anche se meno bellicosi degli attuali, i precedenti non sono stati anni di pace. E in quella semibolgia continua mi sono capitati e ho recensito libri d’ogni genere, quasi tutti buoni. Quello di oggi però l’ho tenuto sempre vicino al tavolo, semisommerso da altri libri, come un memento etico. Presto me ne sarei occupato, dicevo a me stesso. E così, con colpevole ritardo, eccomi.