Con grande sorpresa un team internazionale di ricercatori scopre che le balene che vivono al largo delle Galapagos mostrano di essere state esposte agli agenti inquinanti molto di più delle loro sorelle che vivono in altre zone del Pacifico.
Le stranezze che emergono dalla ricerca, pubblicata su Environmental Health Perspectives, sono due. La prima viene dal fatto che le Isole Galapagos sono una riserva marina protetta dall'UNESCO e considerata incontaminata, per questo motivo Celine Godard-Codding (Texas Tech University) e gli altri ricercatori coinvolti nello studio si sarebbero aspettati una maggiore esposizione per le balene che vivono presso le coste delle nazioni più industrializzate.
Ancora più sorprendente, però, il fatto che l'analisi dei tessuti prelevati dalle balene non conduce a un analogo risultato. Per valutare l'esposizione agli inquinanti persistenti quali gli idrocarburi policiclici aromatici e il DDT, infatti, i ricercatori hanno misurato i livelli di un enzima - il CYP1A1 - indotto dagli inquinanti. Quando però hanno analizzato i tessuti per cercare direttamente gli inquinanti hanno notato che le due valutazioni non erano correlate.
Si dovrà ora capire se sono le analisi dei tessuti ad avere qualche punto debole oppure se alcuni eventi naturali quali le eruzioni possono in parte rendere conto dell'eccesso di CYP1A1 rilevato.
Balene inquinate
prossimo articolo
Nipah, in Europa il virus non spaventa. Ma il contesto sì

Durante la pandemia di Covid-19 il film Contagion sembrò anticipare la realtà: zoonosi, risposta sanitaria globale, disinformazione. Oggi un focolaio di Nipah virus in India riporta l’attenzione su questi scenari. Il rischio per l’Europa resta basso, ma il contesto è cambiato: la cooperazione internazionale è più fragile, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. La domanda non è se scattare l’allarme, ma come rafforzare una risposta globale efficace.
In copertina: fotografia al microscopio ottico del Nipah virus. Crediti NIAID/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0
Durante la pandemia da Covid-19, il film Contagion del 2011 ebbe un picco di popolarità, perché in effetti la risposta della comunità internazionale (tra cui i CDC statunitensi erano in prima fila) alla minaccia di una pandemia aveva parecchie somiglianze con quello che stava succedendo nel mondo al di fuori dello schermo. Nel film, il virus che causava appunto il contagio era sconosciuto, proveniva dal mondo animale, più precisamente dai pipistrelli che, disturbati dalle attività umane nel loro habitat naturale, andavano a infettare dei maiali.