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Colpo di spugna sul Benzo(a)pirene

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Nella disattenzione agostana è passato un decreto legislativo (155/2010) che abroga il divieto di superamento dell'obiettivo di qualità di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nell'aria. Il decreto fa slittare al 31 dicembre 2012 l'entrata in vigore del "valore obiettivo" relativo al benzo(a)pirene anche per le aree urbane con più di 150.000 abitanti, cancellando inoltre la definizione di “obiettivo di qualità” (che aveva valore cogente) per mantenere unicamente la definizione meno vincolante di “valore obiettivo” (che secondo l'attuale normativa “deve essere perseguito mediante tutte le misure a tale fine necessarie che non comportano costi sproporzionati “).

Il benzo(a)pirene è un idrocarburo policiclico aromatico, fortemente cancerogeno, emesso dai camini di alcune industrie e da altre fonti come il traffico. Nel quartire Tamburi di Taranto, vicino all'acciaieria ILVA, la concentrazione nell'aria di benzoapirene è 3 anziché 1 nonogrammo per metro cubo. Ma non solo a Taranto; vi sono altre città industriali dove l'ambizioso obiettivo di qualità non viene sempre rispettato. Tuttavia il divieto, in vigore in Italia dal 1994, è servito in questi anni a tener alta la guardia e a porre l'Italia all'avanguardia nel monitoraggio e nel controllo di questo inquinante.

Ecco perché, oltre alle associazioni ambientaliste, parecchi ricercatori del settore hanno trovato impropria questa nuova norma, che costitusce un arretramento rispetto alla legislazione precedente. Fioriscono così gli appelli per correggere la legge, fra i quali uno promosso dalla Associazione itaiana aerosol che invita a mandare l'adesione alla mail [email protected].

 

Per approfondire scarica il documento dell'Associazione Italiana Aerosol

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In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.