fbpx Colpo di spugna sul Benzo(a)pirene | Page 2 | Scienza in rete

Colpo di spugna sul Benzo(a)pirene

Primary tabs

Read time: 2 mins

Nella disattenzione agostana è passato un decreto legislativo (155/2010) che abroga il divieto di superamento dell'obiettivo di qualità di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nell'aria. Il decreto fa slittare al 31 dicembre 2012 l'entrata in vigore del "valore obiettivo" relativo al benzo(a)pirene anche per le aree urbane con più di 150.000 abitanti, cancellando inoltre la definizione di “obiettivo di qualità” (che aveva valore cogente) per mantenere unicamente la definizione meno vincolante di “valore obiettivo” (che secondo l'attuale normativa “deve essere perseguito mediante tutte le misure a tale fine necessarie che non comportano costi sproporzionati “).

Il benzo(a)pirene è un idrocarburo policiclico aromatico, fortemente cancerogeno, emesso dai camini di alcune industrie e da altre fonti come il traffico. Nel quartire Tamburi di Taranto, vicino all'acciaieria ILVA, la concentrazione nell'aria di benzoapirene è 3 anziché 1 nonogrammo per metro cubo. Ma non solo a Taranto; vi sono altre città industriali dove l'ambizioso obiettivo di qualità non viene sempre rispettato. Tuttavia il divieto, in vigore in Italia dal 1994, è servito in questi anni a tener alta la guardia e a porre l'Italia all'avanguardia nel monitoraggio e nel controllo di questo inquinante.

Ecco perché, oltre alle associazioni ambientaliste, parecchi ricercatori del settore hanno trovato impropria questa nuova norma, che costitusce un arretramento rispetto alla legislazione precedente. Fioriscono così gli appelli per correggere la legge, fra i quali uno promosso dalla Associazione itaiana aerosol che invita a mandare l'adesione alla mail [email protected].

 

Per approfondire scarica il documento dell'Associazione Italiana Aerosol

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Appello

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.