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I pentiti mentono di più

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Gianluca Bruttomesso

Scacco ai criminologi. Quando al potenziale criminale si chiede una seconda confessione, caratterizzata da incentivi, come l'abbreviazione della pena, o una da scontarsi in condizioni migliori, ci si attende che l'indagato dica la verità. Per questo quanto confessa, in questa fase, è considerato probatorio. Ora, tuttavia, uno studio comportamentale effettuato da due psicologhe dell'Università dell'Arkansas a Fayetteville (Usa), Jessica K. Swanner e Denise R. Beike, sembra ribaltare quanto sinora ritenuto acquisito: in realtà, il criminale, nel corso della seconda confessione, a seguito degli incentivi offerti, non è affatto indotto ad affermare il vero. Semmai l'incentivo suggerisce di dire altro, secondo criteri opportunistici. La ricerca, pubblicata sul Journal of law and human behavior (edizione del 10 marzo 2009), ha sottoposto un centinaio di partecipanti a una situazione (il crash di un computer) in cui sapevano chi era il responsabile. Quindi è stata chiesta loro una prima e una seconda confessione in presenza di incentivi. Il risultato inatteso è stato appunto che la presenza di incentivi ha aumentato il tasso di false confessioni.

 

Fonte: Newswise

Criminologia

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I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.