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Giuliani l'eretico

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Nel mezzo della bufera fra i pro e i contro, il tecnico dell'Inaf Giampaolo Giuliani difende il suo metodo del radon come precursore delle attività sismiche. Come dicono i critici, effettivamente Giuliani non ha a suo vantaggio pubblicazioni scientifiche di rilievo. Tuttavia sul motore di ricerca accademico Scholar google, mettendo le parole radon+earthquake+precursor escono 1.660 risultati. La tecnica non è insomma una panzana. Anzi, essa sarebbe stata sviluppata, secondo una mini-inciesta recente del Sole24Ore (vedi sotto la fonte), dai sismologi Victor Aleeksenco, direttore negli anni '70 del laboratorio russo underground di Baksan, e Nicola Zaccheo, all'epoca ricercatore alla Caltech University di Pasadena, nonché da Chu King che ha descritto il fenomeno per lo U.S Geological Survey. 

La tecnica, tuttavia, sembra più il frutto di un'ipotesi di lavoro non ancora consolidata, in cui ha investito, fra gli altri, l'azienda toscana Caen, che dopo anni di tentativi aveva rinunciato a sviluppare questo tip di strumentazione affidandola a Giuliani, che aveva continuato a lavorarci nel laboratorio del Gran Sasso. Fino all'expoit del 27 marzo, giorno in cui, i suoi rilevatori cominciano a segnalare picchi di radon che potrebbero "predire" un terremoto. Il resto è noto.

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Terremoto

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Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine una vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.