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Ghiaccio lunare a iosa

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Pubblicata l'analisi dei dati raccolti dal Diviner Lunar Radiometer Experiment, lo spettrometro a bordo della sonda LRO che ha seguito con attenzione il primo impatto controllato sul suolo lunare.
E' passato poco più di un anno dallo schianto controllato dello stadio superiore del vettore Centaur e della sonda LCROSS nei pressi del Polo Sud lunare e finalmente si ha la conferma di quanto già trapelato: il suolo lunare nei dintorni del cratere Cabeus, obiettivo dell'impatto, mostra una diffusa presenza di ghiaccio d'acqua.

Sul numero di Science dello scorso 22 ottobre sono stati pubblicati ben sei lavori scientifici riguardanti quell'impatto artificiale, la sua analisi e i risultati ottenuti. I dati non provengono unicamente dalla strumentazione a bordo della LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), ma anche da Diviner, lo spettrometro infrarosso di cui dispone la sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter).

Lo studio dei gas liberati nell'impatto – i dati hanno indicato un innalzamento della temperatura di almeno 950 gradi – ha permesso ai ricercatori di ricostruire composizione e abbondanza del materiale lunare. Un aspetto interessante, sottolineato dallo studio di David Paige (UCLA) e collaboratori, è che le regioni potenzialmente in grado di conservare depositi di ghiaccio si estendono ben oltre i confini delle porzioni di superficie perennemente in ombra. Ampie zone delle regioni polari, cioè, sarebbero fredde a sufficienza da intrappolare sotto la superficie lunare grandi quantità di ghiaccio d'acqua, proprio come avviene per alcune regioni terrestri caratterizzate dalla presenza di permafrost.

UCLA - Diviner LRE

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Astronomia

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