fbpx Galassie cresciute a idrogeno | Page 15 | Scienza in rete

Galassie cresciute a idrogeno

Read time: 1 min

Analisi spettroscopiche hanno fornito per la prima volta la diretta evidenza che le giovani galassie crebbero alimentandosi del gas che stava loro intorno, ingrediente essenziale per una intensa formazione stellare.
Oltre al meccanismo di merging – cioè di fusione tra galassie, drammatico epilogo di collisioni reciproche – la crescita delle galassie nel giovane universo avvenne anche grazie a un sistema di gran lunga meno violento: l'accrezione del gas primordiale dallo spazio circostante. E' questa la conclusione, pubblicata a metà ottobre su Nature, alla quale è giunto un team internazionale di astrofisici coordinato da Giovanni Cresci (Osservatorio Astrofisico di Arcetri).
La prova è venuta dalle osservazioni con lo spettrografo SINFONI di cui è dotato il VLT (Very Large Telescope), uno strumento in grado di studiare separatamente la luce proveniente da differenti regioni della stessa galassia anche se questa si trova nelle profondità del cosmo. Cresci e collaboratori hanno potuto rilevare come in tre galassie molto distanti, scelte con cura affinché non risentissero di effetti gravitazionali da parte di galassie vicine, le regioni centrali mostravano una vigorosa produzione stellare. Poiché i dati spettroscopici indicavano che quelle regioni erano povere di elementi “pesanti” - così gli astronomi definiscono gli elementi differenti da idrogeno ed elio - l'unica possibilità per spiegare un simile processo è quella di ipotizzare un intenso flusso di gas risucchiato dalle regioni circostanti.

ESO - INAF - Research paper

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Un cuore bruciato: la sanità è un sistema complesso

ospedale

Si fa quasi fatica a parlarne ancora, perché troppo è stato il clamore mediatico, a tratti scomposto. Così non si è ottenuta la sola cosa davvero importante: individuare quello che non ha funzionato e correggerlo. Si è rotto, invece, il rapporto di fiducia tra i sanitari e le persone, mettendo in crisi una struttura di riferimento per la Campania. Non è così che si rende giustizia a Domenico.

La morte di un paziente è sempre una sconfitta. Quando avviene per un errore, segna profondamente la coscienza del medico, dell’équipe e dell’intero sistema sanitario. Quando il paziente è un bambino, la sconfitta diventa ancora più dolorosa.

La medicina ha il dovere di analizzare ciò che accade, riconoscere eventuali errori e fare in modo che non si ripetano, e lo fa ogni volta che si verifica un qualsiasi evento avverso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, individuare le responsabilità e punire se necessario.