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Il razzo allarga il buco

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Claudio Elidoro

A quanto pare anche la corsa allo spazio può seriamente minacciare il prezioso guscio di ozono che protegge gli abitanti della Terra dalla nociva radiazione ultravioletta proveniente dal Sole. Una recente analisi compiuta da ricercatori dell'Università del Colorado e della Embry-Riddle Aeronautic University ha infatti indicato come la mancanza di una rigida regolamentazione dei lanci spaziali nel prossimo futuro potrebbe arrecare danni ancora più gravi di quelli attribuiti ai famigerati clorofluorocarburi (CFC). Ricordiamo che fu proprio la scoperta del ruolo dei CFC che nel 1987 indusse le nazioni a sottoscrivere il Protocollo di Montreal che decretava la messa al bando di quei diffusissimi composti chimici.

"Una manciata di lanci degli space shuttle della NASA - sottolinea Darin Toohey (University of Colorado), uno degli autori dello studio - libera nella stratosfera una quantità di sostanze dannose per l'ozono superiore a quella proveniente da un anno di impiego negli Stati Uniti di CFC negli inalatori per la cura dell'asma e attualmente messi al bando".

Con il notevole incremento dell'industria spaziale previsto per i prossimi anni dalle analisi di mercato, insomma, non è certo il caso di far finta di nulla.

Fonte: University of Colorado

 

Ozono

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I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.