fbpx Nobel agli architetti molecolari | Scienza in rete

Nobel agli architetti molecolari

Read time: 1 min

L'americano Richard Heck e i giapponesi Ei-chi Negishi e Akira Suzuki sono i Nobel per la chimica 2010. Il prestigioso riconoscimento premia anni di lavoro dedicati alla chimica dei catalizzatori. In particolare le ricerche del trio si sono concentrate su quelli al palladio, che permettono di ricreare in laboratorio molecole complesse come quelle presenti normalmente in natura.

In passato il tentativo di ricreare in laboratorio molecole organiche complesse ha sempre trovato numerosi problemi di natura tecnica dovuti alle caratteristiche del carbonio. Ciò è dovuto all'alta stabilità di questo elemento. Le prime tecniche utilizzate miravano a rendere il carbonio più reattivo ma tale approccio funzionava solo nella sintesi di molecole di piccole dimensioni. Lo studio e la sintesi di catalizzatori al palladio a opera dei tre scienziati ha permesso di superare il problema fornendo ai chimici di tutto il mondo uno strumento preciso ed efficace. La loro scoperta è oggi applicata in numerosi campi che vanno dalla chimica industriale e farmaceutica all'elettronica.

Attualmente Richard Heck è professore emerito all'Università del Delaware, Ei-chi Negischi insegna alla Purdue University, a West Lafayette (Indiana) e Akira Suzukiè professore emerito alla Hokkaido University di Sapporo (Giappone).

 

Autori: 
Sezioni: 
CHIMICA

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice e della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare il debito dei paesi ricchi di queste fonti e nient'altro,

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.