fbpx La violenta origine di Phobos | Page 3 | Scienza in rete

La violenta origine di Phobos

Read time: 1 min

I dati raccolti dalla sonda Mars Express indicherebbero che Phobos, uno dei due satelliti di Marte, non è un asteroide catturato bensì il risultato della riaggregazione di detriti generati da un impatto.

Finalmente, dunque, si riesce a fare chiarezza sulla misteriosa origine delle lune del Pianeta rosso. Merito anche del recente sorvolo di Phobos da parte della Mars Express, che ha permesso di raccogliere nuove e decisive informazioni sulla sua composizione e sulla sua densità. Tanto per cominciare lo spettrometro della sonda ha mostrato che la composizione superficiale di Phobos non assomiglia affatto a quella tipica dei meteoriti più comuni la cui provenienza è asteroidale. L'accurata determinazione della massa di Phobos – calcolata studiando le perturbazioni indotte sul moto della Mars Express – ha inoltre permesso di risalire alla densità del satellite. Il valore che è emerso (circa 1,8 g/cm3) è significativamente più basso di quello che tipico dei meteoriti, il che suggerisce che la struttura di Phobos è caratterizzata da una gran quantità (25-45%) di spazio vuoto. Una struttura spugnosa che si adatta a meraviglia all'origine per riaggregazione di detriti dispersi nello spazio a seguito di un impatto.
I nuovi dati e il possibile scenario riguardante l'origine di Phobos sono stati presentati da Marco Giuranna (IFSI/INAF) e Pascal Rosenblatt (Royal Observatory of Belgium) nel corso del Congresso Europeo di Scienze Planetarie tenutosi a Roma a fine settembre.

Europlanet

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.