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Stormi all'unisono

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Uno studio di recente pubblicazione prova a ricostruire i meccanismi che in uno stormo di uccelli governano con sorprendente sincronia gli spostamenti e le decisioni del gruppo.

Ancora non esiste un modello universalmente accettato che riesca a spiegare su cosa si basi il comportamento collettivo di animali che vivono in gruppo, siano essi sciami di api, stormi di uccelli o branchi di pesci. Kunal Bhattacharya e Tamás Vicsek (Università di Budapest) hanno provato ad applicare un semplice modello matematico per indagare come in uno stormo si giunga alla decisione collettiva di cambiare direzione o di posarsi al suolo.

Per ogni individuo della simulazione vengono presi in considerazione alcuni parametri quali posizione e velocità e si valuta come la decisione collettiva sia influenzata da tali parametri. Nello studio, pubblicato sul New Journal of Physics, si nota che, in mancanza di un individuo con l'indiscusso ruolo di leader, giocano un ruolo chiave le perturbazioni alle quali ciascun elemento del gruppo è soggetto. E' un po' come per le minuscole frane che si possono osservare in un mucchietto di sabbia il cui elemento scatenante può sembrare un singolo granello, ma che hanno la loro origine più a monte, in un continuo sovrapporsi di perturbazioni apparentemente insignificanti.

Giungere a un modello matematico attendibile non solo spiegherebbe le evoluzioni degli stormi di uccelli, ma troverebbe applicazione anche in situazioni ben più importanti quale, per esempio, l'evoluzione del mercato.

Institute of Physics

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Zoologia

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strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.