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Hubble e la supernova

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Il confronto tra le più recenti osservazioni del telescopio spaziale Hubble e quelle effettuate negli ultimi 15 anni hanno permesso agli astronomi di svelare importanti dettagli di una supernova osservata nel 1987.
Situata nella Grande Nube di Magellano a circa 163 mila anni luce di distanza, la supernova 1997A è l'esplosione stellare più vicina alla Terra dopo quella osservata da Keplero nell'ottobre del 1604. Proprio per la sua vicinanza, fin dalla sua accensione è stata seguita dagli astronomi con particolare attenzione.

Sfruttando il recentissimo aggiornamento delle apparecchiature del telescopio Hubble, Kevin France (University of Colorado) e i suoi collaboratori hanno effettuato nuove misurazioni sul residuo di quella spettacolare esplosione e hanno confrontato i risultati con quanto già si sapeva. Lo studio, pubblicato qualche giorno fa su Science, presenta i nuovi dati relativi alla temperatura e alla composizione chimica dei materiali espulsi dalla supernova nonché la loro velocità rispetto al mezzo interstellare.

Il confronto con precedenti osservazioni ha permesso agli astronomi di valutare elementi importanti dell'evoluzione di quella supernova. Le nuove osservazioni - effettuate in luce visibile, nell'infrarosso e nell'ultravioletto - hanno infatti permesso di rilevare un significativo aumento della luminosità in quella che gli astronomi hanno battezzato “la collana di perle”. Questa struttura, generata dall'interazione tra il materiale espulso in precedenza dalla stella e l'onda d'urto della supernova, è destinata a diventare sempre più luminosa e le “perle” che ora sono separate si uniranno per formare un unico luminoso anello.

University of Colorado

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Astronomia

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Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.