fbpx Il gene dell'emicrania | Page 19 | Scienza in rete

Il gene dell'emicrania

Read time: 1 min

Individuata una variante genetica nel cromosoma 8 che sembrerebbe essere uno dei fattori scatenanti l'emicrania comune. La scoperta, opera dei ricercatori inglesi del Trust Sanger Institute, è stata pubblicata dalla rivista Nature Genetics.

L'emicrania comune colpisce più di 300 mila persone al mondo. Alcuni studi in passato hanno evidenziato come questa malattia possa esistere anche in forma ereditaria, ma nessuna ricerca aveva mai scovato la porzione di DNA responsabile. I ricercatori britannici hanno monitorato più di 3000 malati e 40 mila soggetti sani. E' emerso che spesso i soggetti sofferenti di emicrania presentano una mutazione a cavallo di due importanti geni che modulano la comunicazione dei circuiti neurali.

La porzione mutata in questione è quella compresa tra il gene PGCP e MTDH / AEG-1. In particolare il difetto causerebbe una maggior presenza di glutammato a livello delle sinapsi cerebrali, da cui l'origine del mal di testa.

Nature Genetics (2010) doi:10.1038/ng.652

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Vogliamo dare un'attenuante neuroscientifica all'ipocrisia?

figura laterale con smiley a coprire il volto

Predichiamo l’onestà, ma cediamo al vantaggio personale: è solo ipocrisia o c’è di più? Un recente studio di neuroscienze indaga i meccanismi cerebrali che regolano il conflitto tra interesse e morale, mostrando come giudichiamo severamente gli altri mentre assolviamo noi stessi. Ne emerge un interrogativo scomodo: siamo davvero responsabili delle nostre incoerenze o vi siamo, almeno in parte, biologicamente predisposti?

Predicare bene e razzolare male è il detto che sintetizza l'incoerenza tra i principi morali sbandierati e l'effettivo comportamento di molti individui in diversi contesti, da quelli interpersonali agli affari di interesse nazionale.

La moralità è il frutto della negoziazione tra guadagno e costo (tra onestà e interesse personale) e obbliga a prendere decisioni da una prospettiva di prima persona, ma gli individui giudicano l'onestà o l'imbroglio come morali o immorali anche da una prospettiva di terza persona, quando valutano il comportamento altrui.