fbpx Il gene dell'emicrania | Scienza in rete

Il gene dell'emicrania

Primary tabs

Read time: 1 min

Individuata una variante genetica nel cromosoma 8 che sembrerebbe essere uno dei fattori scatenanti l'emicrania comune. La scoperta, opera dei ricercatori inglesi del Trust Sanger Institute, è stata pubblicata dalla rivista Nature Genetics.

L'emicrania comune colpisce più di 300 mila persone al mondo. Alcuni studi in passato hanno evidenziato come questa malattia possa esistere anche in forma ereditaria, ma nessuna ricerca aveva mai scovato la porzione di DNA responsabile. I ricercatori britannici hanno monitorato più di 3000 malati e 40 mila soggetti sani. E' emerso che spesso i soggetti sofferenti di emicrania presentano una mutazione a cavallo di due importanti geni che modulano la comunicazione dei circuiti neurali.

La porzione mutata in questione è quella compresa tra il gene PGCP e MTDH / AEG-1. In particolare il difetto causerebbe una maggior presenza di glutammato a livello delle sinapsi cerebrali, da cui l'origine del mal di testa.

Nature Genetics (2010) doi:10.1038/ng.652

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Genetica

prossimo articolo

Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.