Una ricerca sugli eventi sismici che negli ultimi 700 anni hanno interessato la faglia di Sant'Andrea costringe a rivedere drasticamente le valutazioni della loro frequenza.
Una stima generalmente accettata prevede che gli eventi sismici di maggiore intensità nei territori Californiani interessati dalla faglia di Sant'Andrea si ripetano con una frequenza compresa tra i 250 e i 400 anni. Visto che l'ultimo evento risale al 1857, la stima lascia dunque un certo margine di respiro. Purtroppo, però, non è così. Nuove indagini compiute dal team di Sinan Akciz (University of California – Irvine) e pubblicate su Geology costringono a rivedere in modo drastico quella stima.
Il team di Akciz ha infatti compiuto un'accurata datazione dei sei più recenti terremoti che hanno interessato Carrizo Plain, località della California attraversata dalla porzione centro-meridionale della faglia di Sant'Andrea. I dati raccolti hanno indicato che gli intervalli tra due eventi successivi variano tra 45 e 144 anni, con un intervallo medio valutabile in una novantina d'anni, dunque significativamente più breve di quello normalmente impiegato nelle valutazioni del rischio sismico per quella zona. Il fatto che l'ultimo terremoto risalga a 153 anni fa non lascia allora proprio così tranquilli.
Una faglia più attiva del previsto
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La modifica del divieto europeo di vendita dal 2035 di auto termiche ci dà l'opportunità di guardare ai dati degli ultimi anni e capire che la transizione verso l'auto elettrica è ormai ineluttabile. Costa sempre meno, aumentano i punti di ricarica e se ne producono sempre di più. Ora le case automobilistiche europee dovranno ridurre le emissioni allo scarico del 90% e non più del 100%: ma, anche se un quota potrà essere coperta da e-fuel, biocarburanti e acciaio a più basse emissioni, il grosso dovrà necessariamente provenire dall'elettrico.
Immagine: Pixabay
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