In un studio si sostiene che ben difficilmente i pianeti giganti gassosi orbitanti a breve distanza dalla loro stella riescano a conservare i satelliti originali, spazzati via in seguito all'evoluzione dinamica dell'orbita del pianeta.
Gran parte degli esopianeti sono catalogati come hot Jupiters. Il nome indica sia le dimensioni e la composizione prettamente gassosa di tali oggetti – proprio come Giove, il gigante del Sistema solare – sia l'estrema vicinanza al loro Sole e la conseguente elevatissima temperatura che li caratterizza. In una analisi recentemente pubblicata su Astrophysical Journal Letters, Fathi Namouni (Université de Nice) sostiene che questi giganti non sono in grado di conservare i loro satelliti originari.
L'evoluzione dinamica di questi oggetti planetari, caratterizzata dalla migrazione verso orbite più prossime alla stella, comporta una drammatica instabilità orbitale per gli eventuali satelliti. Gli hot Jupiter, insomma, non riuscirebbero a regolarizzare in tempo le orbite delle loro lune e queste verrebbero irrimediabilmente espulse oppure sospinte su pericolose rotte di collisione.
Niente lune per gli hot Jupiters
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L’impatto di una colata detritica, istante per istante

Durante l’impatto di una colata detritica su un ostacolo la forza cambia nel tempo, riflettendo la coesistenza e l’evoluzione di una fase solida e di una fase fluida nelle diverse porzioni del flusso. Un nuovo modello computazionale sviluppato al Politecnico di Milano riesce a tenere conto di entrambe le fasi in modo agile, aprendo la strada a strumenti più efficaci per la gestione del rischio associato a questi fenomeni.Nell’immagine: la colata detritica che ha invaso la strada statale Alemagna nei pressi di San Vito di Cadore (Belluno) tra giungo e luglio 2025.
Un gruppo di ingegneri del Politecnico di Milano ha messo a punto un modello computazionale più maneggevole di quelli disponibili finora capace di descrivere il comportamento delle colate detritiche, quelle frane in cui i comportamenti tipici di un solido coesistono con quelli tipici di un fluido. Il modello potrebbe essere usato per valutare l'impatto delle colate detritiche su strutture e infrastrutture esistenti e per progettare in modo più appropriato barriere per ridurre i loro effetti.