In un studio si sostiene che ben difficilmente i pianeti giganti gassosi orbitanti a breve distanza dalla loro stella riescano a conservare i satelliti originali, spazzati via in seguito all'evoluzione dinamica dell'orbita del pianeta.
Gran parte degli esopianeti sono catalogati come hot Jupiters. Il nome indica sia le dimensioni e la composizione prettamente gassosa di tali oggetti – proprio come Giove, il gigante del Sistema solare – sia l'estrema vicinanza al loro Sole e la conseguente elevatissima temperatura che li caratterizza. In una analisi recentemente pubblicata su Astrophysical Journal Letters, Fathi Namouni (Université de Nice) sostiene che questi giganti non sono in grado di conservare i loro satelliti originari.
L'evoluzione dinamica di questi oggetti planetari, caratterizzata dalla migrazione verso orbite più prossime alla stella, comporta una drammatica instabilità orbitale per gli eventuali satelliti. Gli hot Jupiter, insomma, non riuscirebbero a regolarizzare in tempo le orbite delle loro lune e queste verrebbero irrimediabilmente espulse oppure sospinte su pericolose rotte di collisione.
Niente lune per gli hot Jupiters
prossimo articolo
"Noi persone con sclerosi multipla vogliamo essere parte della ricerca"

Nel corso del congresso scientifico annuale dell'Associazione italiana sclerosi multipla (AISM) e della sua fondazione, la vicepresidente Rachele Michelacci ha rivendicato la centralità delle persone malate nella ricerca. Lo ha detto in un contesto favorevole, visto che che il programma di engagement dei pazienti, le loro famiglie e i caregiver è stato preso a modello dalle altre società scientifiche e dalla comunità europea. Riportiamo in italiano il discorso di Rachele Michelacci in occasione della Giornata della sclerosi multipla (30 maggio) che vedrà 200 monumenti in tuta Italia colorarsi di rosso.
Immagine di copertina e traduzione di Luca Carra
A un certo punto del congresso scientifico annuale dell'Associazione italiana sclerosi multipla e della sua fondazione, che si è tenuto a Roma dal 25 al 27 maggio scorsi, Rachele Michelacci, vicepresidente dell'Associazione, ha preso il centro della scena, salendo sul palco, e ha raccontato il suo bisogno, il bisogno di tante persone ammalate, di prendere parte alla ricerca, non solo di esserne oggetto.