fbpx Nuova cura per la retinite pigmentosa | Page 18 | Scienza in rete

Nuova cura per la retinite pigmentosa

Read time: 2 mins

A soffrirne sono circa due milioni di persone al mondo. Una malattia che porta progressivamente alla cecità. Stiamo parlando della retinite pigmentosa, una patologia ereditaria a carico del sistema visivo che colpisce principalmente le cellule che compongono la retina. In un recente studio pubblicato dalla rivista Science, alcuni scienziati dell'Istituto Friedrich Miescher in Svizzera e dell'Institut de la Vision in Francia sono stati in grado di riattivare i coni della retina danneggiata dalla malattia.

La retinite pigmentosa causa la degenerazione dei fotorecettori (coni e bastoncelli), ovvero le cellule dell’occhio che sono in grado di trasformare lo stimolo luminoso in impulsi elettrici. Questi ultimi, una volta elaborati nella retina, raggiungono attraverso il nervo ottico il cervello, che elaborerà le informazioni utili alla ricostruzione delle immagini. Le cellule responsabili della trasformazione sono i coni, responsabili della visione diurna e i bastoncelli, che ci permettono di vedere di notte. Nella malattia, questi ultimi sono i primi a essere colpiti e vengono totalmente distrutti. I coni invece, nonostante perdano la loro funzione, rimangono all’interno dell’organismo. Essi mantengono comunque alcune caratteristiche mandando diverse informazioni al cervello.

Il team di ricercatori, attraverso la terapia genica, è riuscito a recuperare la funzionalità dei coni danneggiati dalla malattia. Ciò è stato possibile attraverso l’utilizzo della alorodopsina archeobatterica, una proteina fotosensibile che inserita nei coni è in grado di ripristinarne l'attività. Le cellule hanno mostrato un recupero di funzionalità poiché sono state capaci di riprodurre quei processi di trasformazione della luce in segnale elettrico.

Secondo gli autori dello studio, il passo successivo sarà quello di selezionare i pazienti che potrebbero trarre miglior beneficio dalla nuova terapia contribuendo così ad abbassare significativamente il numero dei malati di retinite pigmentosa.

 

Science 23 July 2010: Vol. 329. no. 5990, pp. 413 - 417

 

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

Maternità trans: non più un desiderio proibito ma ancora un percorso a ostacoli

figura con bandiera trans

“Uomo-madre” è un’espressione che incrina l’idea binaria di maternità e paternità ancora dominante nella cultura e nelle norme italiane. Eppure oggi, anche grazie all’evoluzione giuridica e medica, non è più impensabile che uomini transgender possano concepire, portare avanti la gestazione, partorire. Anche se - tra fertilità, accesso alle cure, ostacoli burocratici e riconoscimento legale - la genitorialità trans resta un percorso complesso, nel quale si intrecciano questioni di diritto, medicina e società

«Uomo-madre», così si definisce Egon Botteghi, attivista, referente per la genitorialità delle persone transgender della Rete Genitori Rainbow, nel libro Storie di genitori trans*, (Villaggio Maori Edizioni, 2024), in cui racconta del suo percorso di vita, del figlio e della figlia nati prima della sua affermazione di genere, con cui ha mantenuto un rapporto materno.