fbpx La stella in fuga | Scienza in rete

La stella in fuga

Read time: 2 mins

Grazie alle accurate osservazioni del telescopio Hubble sono state ricostruite le rocambolesche traversie che hanno spinto una stella ad allontanarsi dalla nostra Galassia all'incredibile velocità di 2,5 milioni di chilometri orari.
Per la rapidità del loro moto gli astronomi le chiamano hypervelocity stars e sembra che tutte quante (sono 16 quelle individuate finora) stiano fuggendo proprio dal cuore della Via Lattea. Poiché lì si nasconde un buco nero supermassiccio, è fin troppo facile attribuire la fuga precipitosa di questi astri alla sua potente azione gravitazionale. HE 0437-5439, una delle più veloci, ha però alle spalle un passato davvero singolare.
Per ricostruirne le traversie, Warren Brown (Harvard-Smithsonian CfA) e i suoi collaboratori hanno confrontato le posizioni della stella rilevate dal telescopio spaziale nel 2006 e nel 2009 e hanno potuto determinare la velocità e la rotta dell'astro. I dati confermano che il punto di partenza del viaggio di HE 0437 è proprio il centro galattico, ma c'è un problema: il tempo di volo risulta di gran lunga superiore all'età della stella. Come uscirne?
Nello studio pubblicato da Brown su Astrophysical Journal Letters si suggerisce uno scenario davvero rocambolesco. In origine vi era un terzetto di stelle che, passando troppo vicino al buco nero nel cuore della Via Lattea, ha subito il sequestro di una componente e come contropartita le due stelle restanti sono state sparata via a 2,5 milioni di chilometri orari. Durante la fuga, però, le due stelle si sono fuse tra loro originando la giovane stella blu che osserviamo ora. Ce n'è abbastanza per un romanzo.

Hubble Space Telescope

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Scongelare i cervelli, non i ghiacciai

Particolare di una formazione di ghiaccio

Matteo Motterlini nel suo ultimo saggio spiega quali sono le trappole mentali che ci spingono a non reagire di fronte ai rischi connessi alla crisi del clima. E a disinnescarle, per darci la possibilità di attivare il cambiamento iniziando dall’unico luogo in cui può essere concepito un futuro diverso: il nostro cervello. Crediti immagine: Foto di Sophia Simoes su Unsplash

Perché la crisi climatica non ci smuove? Perché continuiamo a posticipare l’inevitabile? Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni: la nostra casa, la Terra? Perché crediamo ancora nella crescita infinita, su un pianeta che ha limiti ben precisi? Perché neghiamo l’evidenza? Perché non ci fidiamo della scienza?