fbpx Delfini, maestri d'orchestra | Page 2 | Scienza in rete

Delfini, maestri d'orchestra

Read time: 2 mins

Studio di scienziati del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI) nel Golfo degli Aranci in Sardegna rivela complessità del repertorio sonoro del delfino tursiope. I risultati pubblicati nel volume Dolphins: Anatomy, Behaviour and Threats della Nova Science Publishers

Non solo fischi, ma squittii, pigolii fino ad arrivare a strilli e lamenti, questa la scoperta dello studio in capo allo spagnolo Bruno Diaz che rivela la grande varietà comunicativa e l'importanza della modulazione dei suoni nelle dinamiche di gruppo e nella gerarchia sociale del Tursiope, un genere di delfino diffuso soprattutto nei mari chiuse

Le oltre 35 ore di osservazioni in superficie e in profondità e le registrazioni per un totale di 3032 fischi variamente modulati descrivono per la prima volta l'ampio registro comunicativo dei tursiopi nel loro ambiente naturale del Mar Mediterraneo: un repertorio vocale composto da 14 segnali diversi per forma acustica e durata.

Fondamentalmente i suoni si suddividono in dolci e melodiosi e vengono emessi soprattutto da madri e figli per tenere unito il gruppo e coordinare le uscite di caccia; e in squittii più secchi e complessi, se invece mirano a prevenire aggressioni, quando per esempio gli animali sono in stato di eccitazione perché si contendono la stessa preda.

Secondo gli scienziati questa modulazione sonora, oltre a stabilire le gerarchie all'interno dei gruppi, mira ad evitare i confronti diretti fra gli animali, risparmiandone le forze e ordinando i ranghi delle loro comunità. Vi é inoltre una correlazione costante fra le dimensioni del gruppo e la produzione dei suoni, a dimostrazione di una vera propria vocazione linguistica dei delfini, che si é dimostrata addirittura più raffinata di quella degli esseri umani. Come descrive il ricercatore spagnolo “la caratteristica sorprendente di questi suoni è la loro unidirezionalità”. Il delfino può essere insomma diplomatico o schietto all'occorrenza, tutt'altra cosa della nebulosa linguistica che contraddistingue molti dei nostri simili.

Autori: 
ETOLOGIA

prossimo articolo

Fascisti e antisemiti

celle di detenzione

Mettere in discussione il valore educativo delle visite ad Auschwitz significa ignorare la loro forza morale e civile. Ma la memoria non può fermarsi ai Lager: senza uno studio rigoroso del ruolo svolto dal fascismo italiano nella persecuzione degli ebrei e nella repressione antipartigiana, il rischio è quello di perpetuare un racconto autoassolutorio. Per il Giorno della Memoria, Simonetta Pagliani ricostruisce responsabilità, strutture e complicità italiane, ricordandoci perché conoscere quei fatti sia indispensabile per una memoria storica onesta e consapevole.

In copertina: celle della Risiera di San Sabba. Crediti: Andreas Manessinger/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Recentemente un'esponente governativa ha messo in dubbio il valore delle visite scolastiche ad Auschwitz, ritenute strumentali ad addebitare l'antisemitismo al fascismo. Al contrario, chi scrive ritiene che per le scolaresche liceali la visione diretta dei campi di concentramento nazisti abbia una portata morale indiscutibile. Questo perché riesce a rendere reali le dimensioni dell'orrore, ma allo stesso tempo dovrebbe essere integrata dall'analisi storica del ruolo avuto in quelle vicende dall'Italia fascista.