Grazie alla sua acuta vista nell'infrarosso, il telescopio spaziale Spitzer ha scoperto che all'interno di una scura nube cosmica si nasconde una tra le più attive regioni di formazione stellare della nostra Galassia.
M17 Swex è una nebulosa oscura nota agli astronomi da più di trent'anni. Fa parte della cosiddetta Nebulosa Omega, una brillante regione di formazione stellare distante oltre 4200 anni luce individuata già da Charles Messier nel 1764 e da lui battezzata con la sigla M17. Dal confronto tra le immagini in luce visibile e quelle infrarosse di Spitzer, sembra quasi che M17 Swex emerga praticamente dal nulla e, se osservata con un pizzico di fantasia, richiama proprio l'aspetto di un drago volante. Ma il telescopio infrarosso ha mostrato ben altro agli astronomi. In quelle regioni, infatti, si nascondono migliaia di stelle nei primissimi stadi della loro formazione.
Secondo Matthew Povich (Penn State University) e collaboratori, autori di uno studio pubblicato recentemente su Astrophysical Journal, in M17 Swex si stanno formando non meno di 10 mila stelle, oltre 200 delle quali molto più grandi e calde del nostro Sole.
Responsabile di quella prolifica produzione stellare sarebbe il fatto che la regione di M17 sta attraversando il braccio del Sagittario, uno dei bracci a spirale della nostra Galassia. La concentrazione di gas e polveri che accompagna la struttura galattica agirebbe insomma quasi da detonatore per quell'esplosione di giovani stelle.
Il segreto del Drago volante
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Astronomia
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di Fabio Turone

La tanto attesa programmazione dei finanziamenti pubblici alla ricerca è arrivata, ma per quanto sia considerata rivoluzionaria da molti, è passata sotto silenzio sui giornali italiani.
In copertina: la sede del MUR (elaborazione). Crediti: Carlo Dani/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0
Alla fine di gennaio, quasi alla chetichella, è stato pubblicato un decreto che numerosi accademici spesso critici nei confronti del MUR non hanno esitato a definire “rivoluzionario” (l’autore di questo articolo ne ha scritto per una testata in inglese su abbonamento, e per la sua newsletter gratuita scienza senza maiuscola).