fbpx Il futuro climatico scritto nel mare | Scienza in rete

Il futuro climatico scritto nel mare

Read time: 1 min

L'evoluzione di microscopiche alghe dei fondali oceanici rivela passato e futuro della storia climatica. Lo studio dell'Università Statale di Milano pubblicato su Science.

L'eccesso di anidride carbonica, oltre a causare instabilità climatica e l'innalzamento del livello dei mari, provoca un'acidificazione degli oceani che hanno già assorbito il 48% della CO2 prodotta dal 1800.

Lo studio condotto da Elisabetta Erba e colleghi ha voluto indagare proprio come un simile episodio del passato oceanico abbia influito 120 milioni di anni fa sull'evoluzione della vita negli oceani, prendendo come punto di riferimento i resti calcarei di Coccolitoforidi (alghe unicellulari planctoniche) depositatisi sul fondale oceanico. I ricercatori hanno constatato come a un'iniziale diminuzione, con successiva mutazione di alcune specie, non è seguita l'estinzione di questi organismi, a dimostrazione di una strategia adattiva che ha loro consentito di sopravvivere nelle poche nicchie ecologiche rimaste.

I ricercatori concludono che la vita nell'oceano è in grado di adattarsi ai fenomeni di acidificazione, riscaldamento globale ed eutrofizzazione, anche se gli organismi geologici considerati si sono adattati nel corso di decine di migliaia di anni, mentre gli attuali cambiamenti potrebbero essere troppo repentini per consentire loro di sviluppare una strategie vincente.

Erba e et al. Calcareous Nannoplankton Response to Surface-Water Acidification Around Oceanic Anoxic Event. Science 23 July 2010

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Geologia

prossimo articolo

Eutanasia: rispettare le volontà, anche quando è difficile riconoscerle

Ulisse e le sirene

Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive 

Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.